È come se Francesco Totti, nato e cresciuto a Trigoria, avesse lasciato Roma e i colori giallorossi per andare a cercar fortuna altrove, magari sbattendo pure la porta. Ecco, esattamente questo è accaduto, o sta accadendo, a Rodrigo Mora, nato a Oporto e tifoso dei Dragões, “costretto” e allo stesso tempo voglioso di scappare dalla comfort zone per tentare il grande salto. Ha il talento che lo accompagna, quello che Gasperini insegue nei suoi calciatori, ha un qualità sublime nel piede e sempre un’idea geniale per il compagno. La Roma, che lo attende tra questa sera e domani mattina, ha scommesso su di lui, pagando una sostanziosa cifra, 25 milioni, più un cinquanta per cento su una futura rivendita, quota cancellabile versando altri 25 milioni. Insomma, 50 in tutto, euro più euro meno.
Mora è un trequartista classico, ha il controllo di palla orientato (dicono così quelli che ci capiscono, no?), sempre verso la porta avversaria, dove pesca un compagno o punta all’incrocio dei pali. Lo raccontano come un piccolo Kakà o per restare nella sua zona, un Joao Felix dei bei tempi, sperando non si perda come il suo connazionale, che ha fatto tanto ma poteva fare molto di più. E’ il più giovane esordiente nel campionato portoghese. Gasp in Rodrigo vede un altro Dybala (per caratteristiche), uno da piazzare sul lato opposto, scoperto da un po’.
D’Amico ha speso giornate intere per trovare la soluzione con il Porto, ad aiutarlo anche l’agente Mendes: sette ore di call, con collegamento da Trigoria, fino agli States passando per il Portogallo. Il ds dopo le fatiche di domenica e di ieri era sfinito, con Gasp sempre più pressante alle sue spalle. Mora dovrà imparare a difendere, cosa che non gli riusciva troppo bene, il resto dovrà solo lasciarlo esplodere con naturalezza. Gasp è a caccia della simmetria offensiva (come quando all’Atalanta schierava Ilicic a destra e Gomez a sinistra), non avendo ancora un’ala vera (ma ce l’avrà): se c’è un trequartista a destra, ce ne sarà uno pure a sinistra. Il tecnico della Roma è molto esigente e con i giovani è pure sufficientemente severo.
FONTE: Il Messaggero











