Fresca, ambiziosa, ancora un po’ incompleta. Ecco la Roma, quella che adesso può tirare su il petto e guardare l’Europa dei grandi, e ballare con loro. E in campionato può rialzare la mano, per prenotare un posto al sole, di nuovo. E magari, chissà, pure con qualche proposito in più rispetto al gustoso terzo posto ottenuto tre mesi fa: cioè lo scudetto forse. O forse no, è troppo presto per dirlo.
Alla prima si comincia con l’Olimpico pieno di colori e bandiere, come ormai da tempo, da José Mourinho. La Roma se la gioca, si diceva. Si, con il gioco, all’europea, lo stesso calcio con cui Gasp ha reso grande e unica l’Atalanta, che ha portato alla vittoria dell’Europa League. Quel gioco che da queste parti, nella passata stagione, abbiamo ammirato solo a tratti, a corrente alternata, a targhe alterne, con una difesa rocciosa e un attacco che ha raggiunto l’eccellenza solo dopo l’arrivo di Malen. Non c’era la rosa giusta, non tutti erano dalla parte del tecnico (e viceversa), troppe beghe societarie interne, si era partiti male con le liti intestine, finendo peggio con l’allontanamento prima di Claudio Ranieri e poi del ds Ricky Massara.
Ora c’è un uomo solo al comando, e solo si fa per dire: lui ha scelto i calciatori e prima ancora ha puntato l’occhio sul ds che quei giocatori avrebbe dovuto prendergli. L’avversaria di oggi, la Fiorentina, ha portato avanti un discorso capovolto: il ds, Paratici, è il dominus della Viola, lui ha pescato l’allenatore, Fabio Grosso, mandando via quello vecchio. Paolo Vanoli, e poi lui stesso è andato a reclutare calciatori adatti al nuovo corso.
Due squadre con ambizioni diverse ma entrambe puntano sulla qualità del gioco, sul talento dei loro giovani, da una parte Mora, dall’altra Mastantuono, poi Soulé e Kean (ammesso che resti, intanto stasera lo vedremo), poi Brescianini, Malen, che lo scorso anno ha chiuso come capocannoniere virtuale del nostro campionato. Grosso, a differenza di Gasperini, ha potuto lavorare quasi da subito coni nuovi e sui nuovi. La Roma è comunque a buon punto, avendo preso nel bel mezzo dell’estate, una strada diversa: non più calciatori affermati, ma giovani (strapagati). Come se si dovesse cominciare un altro anno di transizione.
Sai che Roma sarebbe stata con Greenwood? E con Summerville? Invece si deve accontentare di Mora, che è giovane, talentuoso ma non ancora pronto per grandi traguardi e di una rosa che ha due calciatori per ruolo, come aveva chiesto. Gasp, è stato accontentato nel vedersi trattenere i suoi fidi calciatori, da Cristante a Mancini, passando (soprattutto) per Koné, il vero fuoriclasse del centrocampo, finito nel vento del mercato dal mondiale in poi e, a trattative ancora da chiudere, non si sa mai se qualcuno arrivi e se lo porti via.
Sarà un’altra stagione di passione, con le ambizioni da costruire giorno dopo giorno, senza sapere dove finiscono i limiti. La Fiorentina è forse la peggiore squadra che potesse capitare davanti alla Roma in questo periodo ancora troppo caldo. Ha l’entusiasmo di chi vuole dimenticare al più presto la passata stagione e quale occasione migliore fare la voce grossa davanti a sessantamila persone perennemente in festa solo per essere nati romanisti? La Roma si aggrappa ai vecchi volti, quelli a cui si vuole bene, Dybala, che appare in grande forma; Malen, che deve tornare quello di prima, così come Soulé, a Wesley, l’uomo dei gol pesanti senza un mondiale sulle spalle e nelle gambe. E soprattutto Gasp, che naviga in questi mari da 637 partite. Alla fine sarà sempre lui il faro, il fuoriclasse della Roma. Purché non lo si faccia arrabbiare.
FONTE: Il Messaggero











