Signore e signori, romaniste e romanisti, et voilà la Roma di Gasperini, new version, con Malen e Dybala di sempre, ma con tanta qualità in più, così se parte Mora, poi entra Soulé, e se esce Paulino entra El Aynaoui, e se esce Koné entra Pisilli, e se fai riposare un po’ Donyell poi conosciamo Castro e se Hermoso è ammonito entra Koulierakis, e se l’allenatore avversario cambia tre volte sistema di gioco, Gasperini si presenta con tre facce diverse, prima 3-4-1-2, poi 4-2-4, infine 3-5-2, perché per lui non conta come si sta in campo, conta come si bloccano gli avversari, e il risultato è uno: che la squadra che di fronte prova a giocare si ritrova romanisti a correre come ossessi in ogni zona del campo dal primo all’ultimo dei 94 minuti giocati, anche se ti chiami Fiorentina e sei venuta qui con la grancassa mediatica che aveva dipinto la squadra rinnovata da Paratici e messa a disposizione di Grosso come il Brasile del 70.
E invece in campo si è vista una squadra sola, l’Ayax di Cruyff, il Barcellona di Guardiola e il Milan di Sacchi, questo almeno è parsa ieri, una squadra capace di segnare 4 gol e di mancarne di un soffio altrettanti, di tenere il pallone per il 61% del tempo, di tirare 17 volte verso la porta, di cui 8 nello specchio, contro 9 di cui 5 nello specchio dei viola, ma con appena 0,18 di gol attesi, visto che i tiri sono stati tutti scagliati da lontano e Svilar non ha neanche sudato per bloccarli. Il campionato trova subito l’attesa protagonista, e pensare che all’appello mancano ancora un titolare e mezzo: l’alternativa a Wesley sulla fascia sinistra (Oosterwolde, arriva oggi), e un altro attaccante incursore di fascia, potrebbe essere Gittens o magari Fofana. Ce n’è di che sperare, alla faccia di tutti quelli che si affannano a dire che Gasperini è ancora arrabbiato perché il mercato non l’ha soddisfatto. Viene da ridere.
La Fiorentina non ha quasi mai attraversato la linea di metà campo già nel primo tempo, letteralmente dominato dalla Roma, e finito solo per casualità con un risultato così striminzito, il golletto di Malen, anzi, il gollone di Malen, che si è ripresentato al campionato proprio come aveva lasciato. Vale la pena descriverla subito l’azione, nata da un contrasto tenero di Hermoso con Mastantuono che per impietosire l’arbitro – l’attento Marcenaro – ha provato a simulare una gomitata in faccia, dimenticando che con le cento telecamere a disposizione quella manina poggiata sul petto dal romanista avrebbe solo disvelato i suoi piani simulatori. Ma poi la palla è arrivata tra i piedi di Dybala, nella sua privilegiata posizione di attaccante di destra, e da lì Paulino è partito dritto tagliando verso il cuore dell’area, saltando gli avversari e passandogli dentro come il vento s’insinua tra le tremule tende dell’inverno, fino quasi a sbattere addosso a Malen che dopo l’ultimo tocco del compagno si è spostato il pallone col tacco per battere De Gea col sinistro. Una meraviglia tra due geni del bene, il bene della Roma, e di Gasperini che gongolava davanti alla panchina pregustando una stagione niente male.
Basterebbe questo per descrivere il primo tempo, ma non vorremmo privare chi non l’ha visto delle tante altre delizie ammirate, e chi l’ha visto del privilegio di riassaporarne la fragranza. Già al 4’ il primo palleggio tra Mora e Dybala ha dato la misura del livello tecnico che ci gusteremo quest’anno: doppio scambio, e sinistro dell’argentino a scuotere subito i guantoni di De Gea. Al 6’ è stato Malen a servire Paulino che ha chiesto all’arbitro di rivedere la traiettoria del suo tiro finito oltre la traversa, a suo dire deviato dal braccio alzato di Fagioli, ma Marcenaro ha detto di no e Abisso è rimasto muto. Al 14’ Wesley ha pescato Dybala con un cross di fino di sinistro, ma la conclusione dell’argentino stavolta è stata svirgolata ed è finita in curva.
Al 19’ è salito in cattedra Mora, prendendo una palla quasi innocua dalle parti della bandierina, ma ha cominciato ad accarezzarla come sanno fare solo quelli con la sua qualità, e lei ha risposto docile, entrando in area da fuori con lui, mentre Ranieri indietreggiava spaventato, fino all’ultimo rientro sul destro e al tiro sparato verso l’incrocio, con la manona protesa di De Gea ad alzar la traiettoria oltre la traversa, una parata strepitosa a negare un gol da favola per il ragazzino portoghese, uno dei tre 2007 in campo. L’altro baby romanista, Lulli, è stato premiato da Gasperini per via del riposo forzato di Molina (fermato dalle veschiche) e di Rensch, risentimento al flessore sinistro. Il terzo, l’argentino Mastantuono della Fiorentina prestato dal Real Madrid, è uscito dopo un’ora dopo essersi distinto solo per la brutta simulazione nell’azione del primo gol della Roma. Al 25’ Lulli per poco non ha bagnato l’esordio con un gol, svettando di testa su un bel cross ancora di Wesley, ma deviando alto, poi al 27’ è arrivato il gol che ha indirizzato la partita.
E la Fiorentina? Appena due tiri in porta, uno di Brescianini al 12’, l’altro di Ndour a fine tempo, neutralizzati entrambi senza fatica da Svilar. Tatticamente non c’è stato confronto sin dai primi minuti. Il 3412 modellato da Gasperini sul 4321 di Grosso ha funzionato presto e bene, con Mancini su Atta ed Hermoso su Mastantuono, con Ndicka ad occuparsi di Pellegrino, preferito misteriosamente da Grosso a Kean (destinato al Como, si dice, ma poi in campo nell’ultima mezz’ora, sul 3-0); a metà campo i duelli si sono consumati tra Cristante e Brescianini e Koné e Ndour (non c’è mai stata partita), mentre Lulli a destra e Wesley a sinistra si sono alzati fino ai terzini, Dodo da una parte e Joao Mario dall’altra, con Mora mandato sulle tracce di Fagioli (ma è stato l’ex juventino ad avere i maggiori problemi a cercarlo) e Dybala e Malen accoppiati a Ranieri e Dragusin.
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FONTE: Il Romanista – D. Lo Monaco











