Venite, venite, c’è da divertirsi. La spina è stata riattaccata, la Roma si accende e decolla, e povera Viola, che ne prende quattro. Il centravanti (vero, Koeman?) Malen ne fa tre, assistito in tutti i suoi gol (che sono 17 in 19 partite, boom) da uno splendido Dybala, che corre come un ragazzino e sparge gemme di classe qua e là. Il quarto lo firma Pisilli, a tre minuti dalla fine, la rete della festa finale.
Quanta grazia, Roma. Gasperini riparte dai vecchi, che restano comunque garanzia di successo: su di loro sono poggiati i sogni di questa stagione, che comincia col botto in campionato, in attesa dell’ignoto viaggio in Champions. Il poker alla Fiorentina parla da solo, la Roma alza subito il ritmo e addio. Sono quattro, potevano esse re sette, otto. E la vittoria, alla prima, che è sempre la più complicata, non arriva contro una squadretta qualsiasi: la formazione di Grosso si presenta totalmente rinnovata, ma colma di calciatori ambiziosi, di talento e sostanza.
La Roma invece dà subito un segnale forte, pur non essendo ancora completa, e chissà come le vedremo non appena lo sarà? Manca poco per saperlo. Per ora ci godiamo una Roma che è un bel mix di grandi affidabili e bambini prodigio, che non sappiamo dove la porteranno e che limiti potrà superare nel tempo, specie con Dybala che è un angelo e Malen sempre più un aniMalen. Una novità anti Viola nell’undici di Gasperini è fatta in casa e si chiama Emanuele Lulli; la seconda è fresca fresca e vien da fuori, Rodrigo Mora, lo manda il mercato.
Il resto, è roba già vista, è il blocco della Champions, da Malen a Ndicka, fino a Dybala, recuperato con un contratto tutto nuovo e valorizzato da una preparazione fisica svolta dal primo all’ultimo giorno. Guardarlo correre, volare, dipingere calcio, è un godimento per ai occhi e per l’anima. Che Dio lo conservi. Paulo per più di un’ora porta a spasso mezza difesa della Fiorentina, che siano di taglia larga (Dragusin) o più stretta (Joao Mario-Ranieri), non fa grosse differenze. E poi c’è Malen, che ricomincia da dove aveva finito: un gol, e che gol. E alla fine saranno tre.
Il primo tempo della Roma è tatticamente (quasi) perfetto, e dentro questa bellezza ci finiscono pure la sostanza di Cristante, la qualità di Koné, la concentrazione dei tre difensori centrali (solo Hermoso si concede qualche leggerezza di troppo in avvio). La Fiorentina fatica a uscire, non riesce a sfruttare la qualità dei vari giocolieri li davanti, Mastantuono e Atta. Pellegrino lotta, da fastidio, ma gli arriva poco di davvero giocabile. La ripresa comincia con la stessa musica. I suonatori, sempre loro: Dybala (assist) e Malen (gol), che manda in bianco Dragusin e colpisce De Gea sul suo palo (non benissimo). Mora lascia il campo dopo nemmeno dieci minuti e Gasp prova a riaccendere Soulé, che tanto piace alla Viola. Prima che Malen sfiori il tris, Paulo si prende gli applausi dei sessantacinque mila dell’Olimpico per un recupero palla sulla sua trequarti. Tu chiamale se vuoi, emozioni.
Ma la tripletta dell’olandese arriva come una tassa: bravo Lulli a credere in un pallone ormai perso, sublime Dybala a portarlo avanti fino alla porta, per poi servirlo – con De Gea seduto – a Donyell. […] Gasperini concede spazio nel finale anche a Castro e Kourielakis. E sempre Paulo cerca di mandare in gol pure il suo connazionale, anticipato per un soffio da Ranieri. Esce Dybala (con Koné) e l’Olimpico ringrazia con un’ovazione. Meritata. Dentro Pisilli con El Aynauoi. C’è spazio per (quasi) tutti alla prima festa. E c’è tempo pure per il quarto gol, di Pisilli, pure lui come Lulli, fatto in casa. Venite, venite: c’è da divertirsi. La Roma risponde presente.
FONTE: Il Messaggero











