Due vittorie con bagni di folla, ed è godimento Capitale. Roma e Lazio ci credono, ora. O almeno credono più in se stesse. Forse anche i loro allenatori, che prima dell’esordio erano apparsi preoccupati. Gasperini non sembrava convinto del mercato, anche se lo ha fatto capire più a telecamere spente che accese, ma a volte la comunicazione può essere a due velocità. La Roma ha dato spettacolo per intensità e qualità delle giocate, dentro un Olimpico al solito in amore: se continuasse così, se l’intesa tra Dybala e Malen fosse sempre paragonabile a quella di altre celebri coppie d’attacco nella storia della Roma, se negli ultimi giorni di mercato arrivassero rinforzi di qualità, perché non provare a sognare davvero in grande?
L’impronunciabile parola di otto lettere (…) è in effetti affiorata qua e là, ma è ovviamente prestissimo per affrontare l’argomento, e l’Inter è davvero una corazzata: pensiamoci più avanti, servono ben altre conferme e ben altri avversari. Quanto alla Lazio, è andata al Dall’Ara con qualche tremore ma deve essersi ringalluzzita vedendo i suoi 3500 affezionatissimi in curva, ha sudato e ringhiato come Gattuso comanda, è sembrata non avere le armi per colpire in attacco poi l’ha fatto con un morso da aspide: da un anonimo fallo laterale e azione fulminea con due colpi di tacco in area e gol del lazialissimo Frattesi, tornato a Itaca dopo lungo peregrinare, in un pomeriggio di grande lazialità trionfante.
Come una scelta di cuore è stata quella di Dybala, che si è tagliato la maggior parte dello stipendio per rimanere alla Roma, e alla prima giornata si è presentato tirato a lucido, con gambe forti come non gliele vedevamo da un paio d’anni.
FONTE: Il Messaggero – A. Sorrentino










