Buona la prima, si dice in questi casi. Ma per quanto riguarda la Roma verrebbe piuttosto da dire: eccezionale la prima. Quattro gol e soprattutto una straordinaria dimostrazione di forza e vitalità. Anche per questo – per le promesse e non solo per le premesse – toccherà adesso a Gasperini dover gestire al meglio gli umori dentro e fuori Trigoria. Di una squadra che ha acquisito una grande consapevolezza, da non trasformare in spavalderia, e di un pubblico che però ha sempre rappresentato un valore aggiunto e mai un freno.
La Roma ha vinto quando ha avuto squadre da vertice, e il pubblico ha anzi contribuito al definitivo salto di qualità. Per esaltare un gruppo che non si poteva presentare con un piglio migliore. E ha riacceso, nel caso di Malen, la corsa ai paragoni più estremi. Da Vialli a Ronaldo il Fenomeno, per raccontarlo la galleria di campioni è stata saccheggiata. Comprensibile dopo la tripletta che ha steso la Fiorentina ed è apparsa come la naturale prosecuzione dello straordinario girone di ritorno della passata stagione, con l’olandese che è andato quattordici volte in gol e – arrivato a gennaio – ha finito per insidiare il trono di Lautaro Martinez, capocannoniere con 17.
Un centravanti di assoluto livello che a 27 anni sta anche beneficiando di un contesto quasi originale nel campionato italiano. E di un allenatore come Gasperini, da questo punto di vista da prendere a esempio. Perché in un calcio a volte frenato da tatticismi eccessivi – di cui siamo andati storicamente fieri, rivendicando la capacità di lavorare sui difetti degli altri – lui ha trapiantato una mentalità aggressiva. Si spiegano così le valanghe di gol che, con Gasperini in panchina, hanno segnato Zapata, Milito, Pavoletti, Muriel, Lookman, Scamacca, Retegui e l’elenco potrebbe continuare.
Ora però, ed è giusto, molti si chiedono dove possa arrivare questa Roma scintillante, che si è consegnata alla prima di campionato con lo standard atletico e fisico di una squadra che ha già finito da tempo il rodaggio. Altra caratteristica di un tecnico che spinge moltissimo sull’acceleratore e ha finito per presentare al campionato e ai suoi tifosi un Dybala che non si vedeva da anni così tirato, incontenibile. Perché, come diceva anche Mourinho, c’è una Roma con Dybala – questo Dybala – e una Roma senza il miglior Dybala, che in questi anni ha patito parecchie fragilità. Il confine tra un sogno e la realtà di poter comunque legittimamente lottare per la zona Champions, con altre concorrenti che si sono adeguatamente rinforzate.
FONTE: La Gazzetta dello Sport – A. Vocalelli











