Alle ore 16.45, il Direttore Sportivo, Tony D’Amico, risponderà alle domande dei giornalisti nella conferenza post calciomercato, dove analizzerà gli acquisti soprattutto quelli mancati, e le cessioni nella sessione estiva, nella sala Champions del centro sportivo “Fulvio Bernardini” di Trigoria:
“Grazie per essere arrivati numerosi. Ci tenevo a conoscervi prima, ma vi ringrazio per la comprensione, sono stato travolto dal mercato e non ho avuto il piacere di presentarmi, lo facciamo oggi. Vi ringrazio per la vostra pazienza”.
Come tanti direttori sportivi ha avuto la compagnia del fair play finanziario, le ha bloccato qualche operazione? Siete preoccupati del responso della federazione sul quadriennio precedente? “Più che bloccate, sapevamo i nostri paletti. Spesso durante le operazione ci siamo dovuti reinventare, cambiare dei paletti in corsa. Sapevamo i nostri obiettivi, ciò che dovevamo fare, in parte ci siamo riusciti. Abbiamo abbassato il monte ingaggi del 15%, quasi 20 milioni di euro. Altri riferimenti della società stanno parlando con la Uefa e ci diranno cose che oggi non sappiamo”.
Ieri si è concluso il mercato. È soddisfatto? C’è un colpo di cui è soddisfatto? “Valuteremo a fine anno. Quando finiscono le sessioni di mercato saranno le partite a dire cosa di buono abbiamo fatto. Sono contento che al mio arrivo abbiamo acquistato quattro giocatori che lo scorso anno sono stati protagonisti del ritorno in Champions League, parlo di Dybala, Pellegrini, Cristante e Mancini. Sono arrivati il 20 giugno e Dybala e Pellegrini erano senza contratto, Cristante e Mancini arrivavano a scadenza. Nell’idea della passata gestione sportiva c’erano idee diverse, per me sono stati importanti, i primi acquisti, sono stati il nucleo storico, li ringrazio perché si sono messi a disposizione pur di rimanere a Roma. Abbiamo abbassato i loro stipendi, grazie a loro, sono stati i primi acquisti che mi hanno soddisfatto di più. Rammarico per qualcosa? No, siamo felici di chi è arrivato. Abbiamo avuto tante trattative, le ho lette quasi real time, eravate super informati. Sono contento di chi è arrivato, giocatori che hanno scelto la Roma e che noi abbiamo scelto. Tanti altri hanno scelto la Roma, ma per vari fattori non si sono concretizzate. Ho sentito spesso parlare di rifiuto della Roma, in pochissimo lo hanno fatto, anche giocatori importanti”.
La Roma ha provato a fare subito l’ala sinistra, ma dopo il “caso Summerville”, con il calciatore che aveva un accordo prima dell’inserimento degli arabi, sembra che abbiate cambiato strategia virando su Castro. C’erano altre urgenze che hanno portato a questo? Perché l’ala sinistra non è arrivata? “Volevamo rinforzare il reparto offensivo e quelle erano le richieste del mister, le priorità poi vanno contestualizzate. Si iniziano tante trattative, alcune le chiudi, altre le apri e le porti avanti. Non abbiamo spostato nessun tesoretto, poi comunque è arrivato Mora che ha altre caratteristiche ma può giocare in quel ruolo. Un attaccante esterno è arrivato ed è Mora, sebbene abbia altre caratteristiche, cercavamo un attaccante esterno più fisico. È mancato questo profilo per varie situazioni, ma gli altri giocatori che sono arrivati li volevamo tutti”.
La squadra è completa per le tre competizioni oppure si dovrà rivedere qualcosa con la mancanza dell’esterno sinistro? “Le competizioni sono tre e la difficoltà aumentare con la Champions League perché ti toglie energie. Per l’ala intendiamo anche un giocatore che può fare un doppio ruolo, siamo leggermente corti ma siamo convinti che con un buon lavoro potremo individuare qualche altro profilo a gennaio. Un giocatore probabilmente manca”.
Cos’è successo con Koné? “C’è stato un sondaggio, ci sono stati dei contatti informativi con il Chelsea nell’ultimo giorno di mercato. Non sono arrivate offerte ufficiali per approcciare il giocatore. Ho letto che ci sarebbero state le dimissioni di Gasperini, un aut aut, in realtà non c’è stato niente. Nel prepartita contro la Fiorentina avevo detto che era difficile immaginare una cessione di questo tipo, poi ci sono stati sondaggi, ci sono state telefonante ma nessun aut aut da parte del mister. È stato immaginato qualcosa che non è successo, nessuna offerta ufficiale, l’ultimo giorno di mercato ha acceso gli animi un po’ di tutti”.
Gasperini ha detto qualche giorno fa: “Sono cambiate le comunicazioni”. Che cosa intendeva il mister? “Dalla UEFA non è cambiato nulla, sapevamo quali erano i nostri obiettivi. Penso che sia una domanda più per il mister, però come ho detto nella prima domanda spesso nel mercato si cambiano le strategie e si va su un giocatore. Dobbiamo capire che non è una questione solo di acquisto di un cartellino sugli accordi con la UEFA, ma tanto fanno gli ingaggi e altre cose che è difficile spiegare qui. Dobbiamo affrontare tutto nella maniera migliore”.
Come funziona la “catena di comando” per quanto riguarda le decisioni di mercato? “Credo sia la normalità in tutti i club. C’è una proprietà, un direttore sportivo e un allenatore. Dal 1° agosto è arrivato il CEO Galantic in corsa e c’è grande condivisione nelle uscite e nelle entrate. Sono arrivato il 20 giugno e ogni giorno ci siamo visti in video o in presenza e funziona come in tutti i club: condivisione, scelte condivise, confronti e insieme si esce uniti sulla decisione del giocatore da acquistare o cedere”.
Com’è andata la questione Celik? Ha temuto che potesse succedere la stessa cosa con Pellegrini? “No, il primo giocatore con cui ho parlato è Pellegrini e lui è attaccato a questa maglia. Non ho mai avuto questo dubbio, così come con C ristante, Dybala e Mancini. Celik è stato un caso particolare, c’era il Mondiale, a un certo punto era chiuso il rinnovo poi ha scelto la Juventus”.
Come rivendica il suo ruolo in questo mercato? “Se non fossi responsabile, non sarei qui. Fare una domanda dove io dovrei interpretare, credo che dovrei essere più esplicito. Se sono l’uomo mercato? Mi fai sorgere un dubbio, chiederò se sono io l’uomo mercato (alzando le spalle come allibito di quello che stava sentendo, ndr”.
Come è stato scelto dai Friedkin? Cosa può dirci in merito a queste tempistiche un po’ lunghe per arrivare agli accordi con i giocatori? “Il mio arrivo a Roma è nato quando l’Atalanta mi ha comunicato l’esonero. Mi ha contattato Ryan Friedkin e ho trovato una società con grande disponibilità, ma con questo accordo con la UEFA devono ridurre un po’ gli investimenti nonostante la grande voglia. Una squadra di calcio è fatta così, i giocatori hanno bisogno di tempo per integrarsi così anche un direttore sportivo. C’è bisogno di un po’ di tempo per conoscersi e capire come migliorare. A volte si potrebbero fare cose diverse, ma con il tempo sono convinto che metteremo a posto tutto”.
Ha detto che la rosa è un po’ corta: state valutando il mercato degli svincolati? “Valutiamo quello che c’è tra gli svincolati, ma affronteremo il tutto un po’ più avanti”.
Gasperini aveva detto che “se dobbiamo comprare tanto per comprare, meglio restare così”. Perché la Roma non riuscita ad arrivare all’esterno sinistro? Non c’era la formula giusta? “Avevamo individuato 2-3 profili per noi giusti, quelli che erano i giocatori che pensavamo potessero sostenere il gruppo, non ci siamo riusciti per vari motivi. Leweling era chiusa con lo Stoccarda e il giocatore, ma il giocatore ha avuto poi un ripensamento. C’erano giocatori pronti per arrivare, ma non ci hanno soddisfatto, non sodisfavanp tutti noi. Valuteremo se avremo fatto cose buone”.
Cosa ha bloccato la trattativa per Luiz Henrique? Com’è finito il suo rapporto con l’Atalanta? “Purtroppo ci sono state delle problematiche che ci hanno impedito di portarlo a termine, avevamo l’accordo con giocatore e club ma non ci siamo riusciti per problematiche tecniche. Accadono tante cose durante il mercato e devi essere pronto alle alternative. All’Atalanta ho trascorso quattro anni belli, abbiamo vinto l’Europa League, è stato un percorso bello ma oggi c’è la Roma. È un grande onore arrivare nell’anno del Centenario, guardiamo avanti”.
Ha già lavorato con Gasperini ed è finita la prima sessione di mercato con lui alla Roma: quante sessioni servono per avvicinarsi all’Inter che, forse, è la più forte del campionato? “Quest’anno abbiamo investito su ragazzi giovani e di prospettiva. Abbiamo inserito giocatori di spessore come de Roon e Balerdi, abbiamo avuto l’opportunità di fare un mercato di ringiovanimento e strutturare il vecchio gruppo storico e allargarlo. Per la nostra idea di calcio fa la differenza, noi pensiamo che i ragazzi giovani di prospettiva debbano essere sostenuti da un gruppo di uomini forti. Non ci poniamo obiettivi su come raggiungere l’Inter, noi dobbiamo fare la Roma e affrontare le gare al meglio. Sarà difficile giocare tutte le competizioni, ma sarà stimolante per tutti”.
Cosa intende quando dice “le priorità vanno contestualizzate?” “Contestualizzare mi riferivo che, quando eravamo su Summerville, eravamo anche su Molina e Castro. Devi contestualizzare il momento in cui puoi chiudere l’operazione, eravamo forti su Summerville, ma anche su Castro. È una questione di tempi, il tempo che abbiamo chiuso Castro non è stato sufficiente per Summerville. Cercavamo entrambi i profili, abbiamo chiuso Mora ma non abbiamo chiuso l’altra caratteristica, il giocatore tipo Leweling, i nomi che avete fatto erano veri”.
Un bilancio di questo mercato? Quali sono le differenze tra il mercato fatto a Bergamo e a Roma? “Faremo più avanti il bilancio, mi auguro sia positivo ma non lo diciamo oggi. Bergamo e Roma sono due bacini diversi, ma tutte le squadre hanno le ambizioni, se mancassero quelle sarebbe un dramma. La Roma è tornata in Champions dopo tanti anni, l’Atalanta ci ha giocato per diverso tempo ultimamente. Dobbiamo fare un applauso alla proprietà, al gruppo e a Gasperini che hanno permesso alla Roma di giocarla, io mi sono ritrovato la Champions League, non me la sono guadagnata, spero di dire il prossimo anno di aver conquistato anche io la Champions League”.
FONTE: Redazione Tuttoasroma – dall’inviato a Trigoria R. Molinari



















