Bryan c’era, in quella notte a Porto. Eusebio Di Francesco lo aveva mandato in campo alla mezzora della ripresa (al posto di Marcano…: la notte fu lunga e triste, decisa ai supplementari da un gol di Alex Telles. La notte giallorossa, priva delle stelle della Champions, è stata ancora più lunga: oltre sette anni senza sentire la musichetta più evocativa del calcio mondiale. C’è chi ha fatto i conti: 2.745 giorni dopo. Cristante c’è ancora, ed è lui a riaccendere la luce realizzativa dopo tutto questo tempo. Bryan dopo Daniele De Rossi, da capitano a capitano, e non poteva essere altrimenti: l’ultima rete giallorossa, proprio allora in Portogallo, portava infatti la firma di DDR, su rigore.
Il 4 di Gasp invece lo ha fatto in movimento: Malen da sinistra si porta via mezza difesa del Fenerbahce, Cristante arriva a dare l’appoggio che serve. Quel controllo che impedisce la battuta di prima intenzione sembra fargli perdere il tempo, ma è solo un accorgimento per sistemare meglio la mira: destro a incrociare e nemmeno Ederson, che per anni in allenamento si opponeva ai tiri di De Bruyne e Haaland, ci può arrivare.
«Ma la prestazione è stata ottima – ha detto il capitano giallorosso – abbiamo gestito la partita dal primo minuto. Siamo riusciti ad andare in vantaggio e anche nella ripresa abbiamo attaccato noi. Peccato per il gol subito, ma torniamo a testa alta e aspettiamo la prossima». Fedelissimo Cristante è uno degli adepti più fedeli al credo di Gasperini. Con lui aveva vissuto, nella seconda delle sue due stagioni all’Atalanta, il miglior anno della sua vita calcistica: 9 gol in 36 partite del campionato 2017-18, più altri 3 in Europa League. Allora, veniva impiegato da “guastatore”, trequartista con licenza d’inserimento.
Anche alla Roma gli è capitato, ma ora Gasp gli chiede più il governo del centrocampo e l’inizio azione. Si fida, tanto da non rinunciarci quasi mai: l’anno scorso ha saltato una sola partita di Serie A, con il Sassuolo per squalifica. Un’altra l’ha cominciata dalla panchina. Altrimenti, sempre in campo, da titolare. Bryan è una garanzia, pure in Champions, competizione che ha iniziato a frequentare da giovanissimo con il Milan (esordio nel dicembre 2011), poi con il Benfica, con la Dea, con la Roma. Sempre a testa alta.
FONTE: La Gazzetta dello Sport











