Francesco Totti si occuperà di far crescere il numero dei tifosi, Carl Brave ha scritto l’inno. Nel nuovo basket romano uno prova a portare la gente al palazzetto, l’altro a insegnarle cosa cantare. Mancano soltanto il ponentino, due gladiatori e un assessore che tagli il nastro. È il multiverso della pallacanestro capitolina, improvvisamente passata da anni di nostalgia a due squadre di Serie A e soprattutto a due club appena nati con un problema: trovare qualcuno disposto a tifare per loro.
Maxima Roma e BC Roma sono partite cosi alla conquista della citta. Prima ancora del mercato dei giocatori c’è quello delle icone, delle bandiere, dei simboli abbastanza romani da certificare una romanità che entrambe, essendo nate questa estate, non possono ancora possedere per anzianità di servizio. La Maxima si è presa Totti. La BC ha affidato a Carl Brave il compito di scrivere l’inno. Uno è il romano più riconoscibile al mondo, l’altro da anni mette la capitale in musica. Più che un derby, per ora, è una spartizione dell’immaginario. Totti ha anche un incarico vero. «Non sceglierà i giocatori», ha precisato il presidente della Maxima Paul Matiasic, forse per evitare che qualcuno cominciasse a chiedergli il nome del prossimo play. Dovrà invece «far crescere la fan base in modo autentico», perché «ha Roma nelle vene e negli occhi». Una specie di superconsulente alla romanità.
Il cortocircuito è che per arrivarci Totti è passato dal basket prima che dalla sua Roma. Negli ultimi mesi aveva incontrato due volte Ryan Friedkin senza che il ritorno a Trigoria producesse la famosa fumata bianca. È bastato invece l’incontro con Matiasic per ritrovarsi dirigente di una squadra con la palla a spicchi. «Nessuna ripicca», ha chiarito lui. Anche perché esistono gerarchie sentimentali che nemmeno il multiverso può modificare: «La Roma per me resta sempre magica. Loro sono magici, noi la Maxima». E soprattutto: «Quella è la mia prima pelle». La seconda, evidentemente, può essere da basket.
FONTE: La Repubblica











