I primi rintocchi di sirena risalgono a qualche settimana fa. E cioè quando una serie di testate autorevoli – su tutte il New York Times, con la sua edizione sportiva “The Athletic” – hanno incominciato a rilevare i contorni sfumati dell’ultima sessione record di mercato della Premier League. In estate, i club inglesi hanno sfondato il muro dei 4,7 miliardi. Di questo e molto altro si è discusso ieri con Lina Souloukou (ex ad di Roma, Olympiakos e Nottingham Forest) in uno dei tanti panel andati in scena ieri a Venezia prima della presentazione dei 25 finalisti del Golden Boy. «Bisogna fare una distinzione tra l’utilizzo del credito e la dipendenza da questo – l’analisi di Souloukou -. Utilizzarlo non è una cosa negativa, anzi può essere un vantaggio. Quello a cui dobbiamo stare attenti noi come amministratori e dirigenti è di mantenere equilibrio tra il capitale che impegniamo rispetto ai ricavi e il cash flow che prevederemo di generare nel futuro».
«Il calcio ha creato un valore economico enorme negli ultimi anni. Anche a livello europeo grazie a Ceferin e al presidente Al Khelaifi che, proprio la scorsa settimana nella riunione dell’EFC di Copenhagen, hanno annunciato che saranno in grado di portare nel corso delle prossime 4 stagioni ben 20 miliardi nel calcio europeo. Quindi è evidente che il valore che si sta distribuendo venga investito nell’acquisto dei vari talenti sparsi in giro per il mondo». «Quest’anno si prevede comunque dei controlli – continua Souloukou -: c’era il PSR e prevedeva che nei 3 precedenti anni potessi registrare al massimo 105 milioni di perdite. Ma tanto i big club di Premier, giocando in Europa, devono comunque sottostare ai limiti Uefa (70% squad cost rule)».
«Dopo la Brexit le squadre inglesi non possono più acquistare giocatori europei under 18. Non è un caso infatti che il 56% di tutti i trasferimenti di questa ultima finestra di mercato abbia riguardato profili al di sotto dei 23 anni. Poi devi essere bravo ad accompagnargli nel processo di transizione, nell’adattarsi ai ritmi del campionato. E in questo le società inglesi sono abbastanza brave. Come si crea valore? Assicurandosi il talento prima che sia il mercato a riconoscerlo».
FONTE: Tuttosport











