Alle ore 13.30, Gian Piero Gasperini, risponderà alle domande dei giornalisti nella conferenza alla vigilia di Como-Roma, match in programma domani 11 settembre alle ore 12.30 allo Stadio “Senigaglia”:
Mister, può aggiornarci sulle condizioni generali della squadra, con particolare riferimento ad alcuni giocatori rientrati dagli impegni con le nazionali? E, soprattutto, può darci novità sulle condizioni di Svilar? «Purtroppo abbiamo perso Svilar per alcune settimane. Ha riportato quella che viene definita una frattura da stress. Durante una spinta in allenamento, anche piuttosto intensa, ha subito un problema al quinto dito, nella parte inferiore, che ha provocato questa frattura. Non è scomposta, ma richiederà almeno un mese per guarire. Probabilmente si sta valutando se inserire una vite. Questa soluzione porterebbe comunque i tempi di recupero alla prossima sosta. Purtroppo è una brutta tegola, ma nelle stagioni molto lunghe possono capitare anche imprevisti di questo tipo. Prepareremo quindi il nostro secondo portiere, che avrà l’opportunità di sostituirlo e di tornare a essere il portiere importante che è stato per un certo periodo. Per quanto riguarda il resto della squadra, sono rientrati tutti i giocatori e dall’inizio della settimana abbiamo già svolto un allenamento con il gruppo al completo, anche se alcuni sono arrivati prima. Con quelli che sono rimasti qui abbiamo avuto modo di lavorare bene, nonostante siano state settimane molto lunghe, fatta eccezione per Cristante, le cui condizioni sono già note. C’è poi il caso di Koulierakis, che nell’ultima partita contro la Germania ha riportato una contusione molto forte. Si tratta soltanto di una contusione, ma non sarà disponibile per domani. Probabilmente, però, da lunedì tornerà a disposizione».
Questa lunga sosta è stata quasi un inedito per tutti. Quanto influirà, nelle scelte per la partita di domani, il fatto che alcuni giocatori siano rientrati soltanto all’ultimo momento, dopo tante partite e numerosi viaggi? Il riferimento è soprattutto agli argentini. A questo proposito, Lorenzo Pellegrini ha recuperato completamente anche dal punto di vista atletico ed è quindi pronto per partire dal primo minuto? «Sono tutti pronti. Chiaramente gli argentini sono arrivati per ultimi e il primo allenamento che abbiamo fatto insieme è stato ieri, ma per i giocatori che arrivano da più lontano è normale che sia così. Gli altri sono arrivati: qualcuno ha giocato di più, qualcuno di meno e qualcuno poco. Adesso, però, si riparte con il campionato e avremo modo di giocare tante partite, di disputare davvero molte gare. È quindi inutile soffermarsi su quello che è successo in queste settimane. Da domani ripartiamo, possibilmente, da dove ci siamo fermati: vogliamo ritrovare una squadra con grande fiducia e in ottime condizioni. Quella di domani è una partita molto importante e arriviamo con la stessa voglia di fare bene. Pellegrini sta bene. Queste settimane sono state utilissime per lui: ormai è un giocatore recuperato».
Mister, ha già parlato con Gollini? Come si prepara un portiere che nell’ultimo anno e mezzo ha giocato una sola partita e che non scendeva in campo in campionato dal 5 ottobre 2024, quando affrontò il Genoa con la maglia dell’Atalanta? Ha bisogno di essere motivato in modo particolare o di un lavoro specifico dal punto di vista mentale? «Gollini è un giocatore che, nella sua carriera, forse soltanto io ho fatto giocare con continuità. L’ho ritrovato qui alla Roma dopo che ha girato diverse squadre. Secondo me è un ottimo secondo portiere e adesso ha l’opportunità di giocare con continuità. Quando è arrivato all’Atalanta, era stato anche convocato in Nazionale e ha ricoperto il ruolo di terzo portiere per parecchio tempo, almeno un paio d’anni. Ha sicuramente capacità e valore, si è sempre allenato bene in questi mesi e deve quindi avere la fiducia di tutti. Non è un portiere che non ha mai giocato: è un portiere che adesso avrà la possibilità di dare continuità alle proprie prestazioni».
Mister, dopo la partita con l’Inter ha detto di aver avuto la sensazione di esservi avvicinati un po’ alle squadre più forti, concetto che ha ribadito anche la scorsa settimana. In questo processo di crescita, quanto può essere importante la partita di domani per avere ulteriori risposte, soprattutto in caso di una buona prestazione? Dal punto di vista tattico, invece, che cosa si aspetta dal Como di Fabregas, considerando che nella passata stagione le due sfide hanno mostrato situazioni differenti? Quanto potrà influire questo aspetto sulle sue scelte di formazione? «La squadra di Fabregas ha dimostrato il proprio valore attraverso i risultati di questi ultimi anni, quindi non scopriamo nulla di nuovo. È una squadra che merita tutti gli elogi che riceve, ha sicuramente qualità e ha dimostrato di poter competere con le formazioni che occupano le primissime posizioni. Ho già detto che, in questo momento, secondo il giudizio un po’ di tutti, l’Inter è leggermente superiore alle altre. La partita che abbiamo disputato contro di loro è stata molto buona dal mio punto di vista, favorevole e positiva. È da quella prestazione che dobbiamo ripartire. Il Como, come noi, la Juventus, il Milan e il Napoli, insieme all’Atalanta e magari a qualche altra sorpresa, fa parte di quel gruppo di squadre che si giocano le migliori posizioni alle spalle dell’Inter, sperando che quest’ultima possa rallentare ogni tanto. Mi sembra tutto abbastanza chiaro, anche se siamo soltanto alle prime giornate. Il Como, come noi, ha diverse possibilità e varianti. Nelle due partite della scorsa stagione, per esempio, ha giocato anche con una difesa a tre nel primo tempo della gara d’andata, per poi cambiare. Anche noi abbiamo le nostre soluzioni. L’aspetto tattico è sicuramente importante, ma non me la sento di definirlo determinante».
Una precisazione sull’infortunio di Svilar: si tratta di un problema verificatosi durante un allenamento e non di uno scontro fisico nella partita contro l’Inter, come inizialmente poteva sembrare? «Con l’Inter c’era già stato uno scontro che aveva provocato una contusione. L’infortunio attuale, però, si è verificato circa due settimane dopo, una settimana fa. Da quella prima contusione aveva recuperato bene e aveva continuato ad allenarsi».
Wesley ha avuto qualche problema dall’inizio della stagione e forse non lo abbiamo ancora visto sempre al cento per cento, soprattutto nelle prime settimane. Considerando che è rientrato in gruppo soltanto nella parte finale di questa settimana, come sta adesso? Continueremo a vedere un’alternanza sulle corsie esterne oppure tornerà a giocare più stabilmente a destra? «Secondo me Wesley ha disputato ottime partite. Anche contro l’Inter è stato straordinario. Naturalmente le valutazioni possono essere diverse, ma in questo inizio di campionato è stato molto forte. Per quanto riguarda le corsie esterne, come del resto per gli altri ruoli, dovendo giocare nove partite in ventisette giorni, credo ci sarà davvero la possibilità di alternare tutti i giocatori».
Nelle ultime settimane si è parlato spesso dei gol subiti dopo l’intervallo. State lavorando su questo aspetto? Come si interviene per correggerlo e quanto sente di essere vicino, insieme alla squadra, a risolvere questo problema? «Sono particolari ai quali prestiamo attenzione, naturalmente. Allo stesso tempo, però, sono molto soddisfatto dei gol che riusciamo a segnare, magari nel primo tempo, e della capacità di recuperare alcune partite. Cerchiamo quindi di mantenere il buon umore e di correggere ciò che non funziona. Aver subito gol in situazioni simili all’inizio della ripresa è sicuramente un elemento che fa riflettere. Secondo me, però, si è trattato soprattutto di episodi individuali, di situazioni singole, più che di un problema legato all’atteggiamento complessivo della squadra».
Mister, spesso l’ambiente romano viene descritto come un fattore limitante. Alcuni allenatori, in passato, hanno cercato di contenere l’entusiasmo della tifoseria, sottolineando come a Roma si possa passare rapidamente dall’esaltazione al disfattismo. La mia impressione, invece, è che lei stia cercando di valorizzare questa passione, facendola diventare una risorsa per la squadra e per raggiungere obiettivi importanti. È così? «Io non devo portare proprio nessuno dalla mia parte, semmai è il contrario. È la gente, con la passione enorme che ha per questa squadra, a contagiare me e i giocatori. È un po’ il contrario di quello che si potrebbe pensare. Giocare in mezzo a questa passione, con tutto questo entusiasmo e con uno stadio sempre così pieno, credo sia qualcosa di molto favorevole e positivo. La squadra e i giocatori lo sentono particolarmente».
Mister, Cesc Fabregas qualche giorno fa ha mostrato al Subbuteo come battere la Roma. Che cosa pensa della sua analisi? La ritiene corretta? «Non so come sia finita la partita al Subbuteo. Com’è finita? Non lo sapete neanche voi! Vediamo domani».
Prima della sosta aveva inserito De Roon tra i giocatori che avevano bisogno di tempo per raggiungere una condizione adeguata per giocare da titolari. Come sta e, considerando l’assenza di Cristante, può essere pronto per sostituirlo? «Sta bene. Per alcuni giocatori la sosta è stata sicuramente utile: per lui, per Pellegrini e per altri che hanno avuto modo di lavorare. Rodrigo Mora, invece, è partito con la Nazionale portoghese e non è stato qui, mentre Molina ha potuto lavorare. Anche Balerdi è partito, ma è vero che questi sono giocatori arrivati alla fine del mercato, quando il campionato era già iniziato. Per loro, quindi, la sosta è stata sicuramente utile. Ci sono poi giocatori che vengono da periodi nei quali hanno giocato poco, ma devono anche cominciare a scendere in campo. Queste nove partite in ventisette giorni consentiranno a tutti di avere spazio. Alla fine ci sarà chi giocherà cinque partite da titolare e quattro entrando a gara in corso, chi farà il contrario e chi magari ne giocherà tre. In un tour de force così importante, con cinque sostituzioni a disposizione e sperando di non avere ulteriori defezioni, sarà fondamentale utilizzare tutta la rosa. Per me, però, questo deve essere un punto di forza. È una situazione che ho sempre cercato: non si possono tenere giocatori in rosa senza dare loro fiducia. Chi fa parte del gruppo deve sentirsi nelle condizioni di poter giocare, essere importante e determinante, come è successo anche nella passata stagione. Ieri parlavamo di De Roon e di Rensch, ma anche di come Rensch abbia segnato e conquistato un rigore nei minuti finali, risultando decisivo. Questo deve essere l’obiettivo per tutti. È chiaro che qualcuno giocherà più spesso e qualcun altro meno, ma il minutaggio sarà importante per tutti e ognuno potrà essere determinante».
Rodrigo Mora arriva anche da un gol bellissimo con l’Under 21 del Portogallo. Considerando che la partita di domani potrebbe essere caratterizzata dalla qualità tecnica e dal gioco palla a terra, quanto potrebbe essere importante la sua presenza, dal primo minuto oppure a gara in corso? «Non posso parlare di ogni singolo giocatore, perché altrimenti diventa difficile. Domani abbiamo diciotto giocatori di movimento, oltre ai portieri, e probabilmente ne utilizzeremo sedici. Spero che passi questo messaggio: oggi non riesco a prevedere chi giocherà mercoledì contro il Real Madrid, figuriamoci se posso sapere chi scenderà in campo sabato contro il Genoa, martedì contro lo Slovan Bratislava, il sabato successivo a Napoli, poi contro il Cagliari, a Udine, a Manchester e infine contro il Sassuolo. È qualcosa di veramente imprevedibile. Nel frattempo, l’unica cosa che mi auguro è di non avere infortuni, come quello capitato a Svilar. C’è il filmato di come si è fatto male e viene da chiedersi come sia possibile: resterà fuori un mese. È questa la mia preoccupazione principale. Per il resto non sono preoccupato. Che giochi uno o che entri un altro, finché avrò giocatori da mandare in campo, tutti quelli che fanno parte della rosa saranno in grado di essere competitivi e di offrire prestazioni positive per la squadra. Sono tutti molto legati a questa maglia. Finché siamo in sedici, va bene».
Recentemente ha detto che vorrebbe coinvolgere maggiormente la proprietà. Pensa che sia realmente possibile? Ha già immaginato in quale modo si potrebbe concretizzare questa maggiore partecipazione? «Questo non lo so. È giusto che la proprietà faccia ciò che ritiene più opportuno. Io ho semplicemente espresso una mia considerazione: per rendere grande una squadra, almeno secondo la mia visione del calcio italiano, è importante avere una proprietà molto coinvolta. La Roma avrà uno stadio importante, sono previsti investimenti significativi e ci saranno strutture e centri di allenamento. Credo che una società diventi importante anche quando la proprietà partecipa direttamente al progetto. Questa è soltanto una mia considerazione personale. Alla Roma, inoltre, ho trovato una persona come Dan e questo mi ha sicuramente convinto che si possa svolgere un lavoro importante. Spero che si continui a credere in quelle parole, in quell’idea e in quella visione».
In una recente intervista ha parlato della maturità della piazza romana, contribuendo a sfatare il luogo comune secondo cui a Roma non si vincerebbe a causa della pressione dell’ambiente, delle aspettative dei tifosi e delle radio che parlano continuamente della squadra. Se non è questo il motivo principale, secondo lei perché la Roma ha fatto così tanta fatica a vincere? E quali sono le fondamenta da costruire per dare finalmente vita a un progetto vincente e rendere il club una squadra capace di competere stabilmente per i traguardi più importanti? «È una domanda molto lunga, difficile e complessa. Non so… Vi lascio la possibilità di spaziare, variare e fare le vostre considerazioni».
FONTE: Redazione Tuttoasroma – dall’inviato a Trigoria R. Molinari



















