Così lontani, così vicini. Gian Piero Gasperini e José Mourinho sono profondamente diversi, come uomini e come allenatori. Ad unirli – oltre alla data di nascita, il 26 gennaio, a cinque anni l’uno dall’altro – la passione immensa per il calcio e la loro straordinaria capacità di far innamorare una città, diventando, ognuno a modo suo, condottieri giallorossi. Se ci intravedete un po’ d’abusata epica, sappiate che è voluta, perché è quello che sentono i tifosi della Capitale, vivendo di cuore, testa e pancia.
Per capire quanto la storia dei due con la Roma e i romanisti abbia seguito da subito due spartiti diversi. Il 4 maggio 2021 era un martedì qualunque. Oggi ogni vero tifoso giallorosso ricorda esattamente dove fosse e che cosa stesse facendo quel giorno, quando poco dopo l’ora di pranzo si è diffusa la notizia che Mourinho sarebbe stato il nuovo allenatore della Roma. L’incredulità si è confusa con la gioia, un’emozione difficile da gestire per un popolo che vive la passione per la sua squadra estremizzando ogni singola sensazione, nel bene e nel male. Sorpresa e gratitudine, poi la speranza, soprattutto quella. Di un futuro da grande squadra con un grande tecnico.
Quattro anni dopo, il 16 giugno del 2025, è arrivata l’ufficialità che sarebbe arrivato Gasp. La cosa girava da qualche tempo, quindi niente effetto wow, anche se quell’avvicinamento dell’ultimo minuto della Juve aveva fatto rivalutare a molti l’ipotesi di accogliere il tecnico che aveva reso grande l’Atalanta. Ma il dibattito era aperto, Gasperini si portava dietro il peso di qualche parola di troppo che ai tifosi non era piaciuta, doveva.
Mou e Gasp dunque, in quest’ordine soltanto per dare una sequenza cronologica ai fatti. Perché “Mou Prima”, ma Gasp è il presente e in tanti sperano anche il futuro. I due hanno avuto due modi differenti non solo di far giocare la squadra, ma anche di approcciarsi a calciatori e tifosi. Mourinho parlava al cuore e allo stomaco, proteggendo il gruppo come fosse la sua famiglia, esattamente come fan-o i sostenitori giallorossi. Gasperini è sempre stato più di testa a gambe, con un impatto forse meno empatico nella gente ma quando l’Olimpico ha cominciato a vedere come girava la sua Roma si è innamorato anche di questo ruvido sognatore.
FONTE: La Gazzetta dello Sport











