Quando nasce Gian Piero Gasperini — è il 1958 —la casa editrice Feltrinelli pubblica postumo «Il Gattopardo». Cinque passi in avanti, 1963: nasce José Mourinho ed è l’anno di «I have a dream» di Martin Luther King. Il sogno da una parte, la necessità che tutto cambi perché nulla cambi dall’altra. L’apparente contraddizione è nulla di fronte al filo (giallo) rosso che unisce i due allenatori stasera rivali all’Olimpico. Di fronte, l’uomo che ha ridato luce alla storia della Roma con due finali europee consecutive, una vinta (la Conference League) e l’altra (l’Europa League) Lost, all’inglese, diciamo così. L’uomo dei sogni appunto, Mourinho. L’uomo che quando venne annunciato come nuovo allenatore della Roma — era il 4 maggio 2021, Ore 15.09—- scatenò un’onda di entusiasmo e incredulità senza pari. Di qua c’è Gasperini, che quell’onda di amore se l’è conquistata passo dopo passo, parola dopo parola. E risultato dopo risultato. Perché ci ha tenuto pure lui a sottolinearlo, non senza una punta di orgoglio: “Noi lo scorso anno siamo arrivati terzi e abbiamo riconquistato una Champions che a Roma mancava da tanti anni. Si pensa che un trofeo sia più importante. Invece non é così, perché la qualificazione europea dà al club risorse per poter pensare di fare sempre di più». Come a dire: anche noi abbiamo vinto. «E se c’è una cosa che invidio a José — ancora Gasp — è la capacità nel farsi comprare giocatori straordinari, facendo spendere cifre notevoli ai club. Ecco, in questo è straordinario».
Straordinario come José, che ha sempre l’arte di trasformare una banale conferenza in un evento. Erano le 18.30 quando si è presentato nuovamente all’Olimpico. Dopo le prime quattro domande della stampa spagnola, scomode perché lo riportavano sulle polemiche arbitrali della Liga, Mou si è rivolto verso l’uomo comunicazione del Real: «Andiamo con la stampa italiana, mi sembrano più interessati loro alla partita».
E allora eccolo, José: «Dopo l’Inter, ora affrontiamo la Roma, sono le due squadre più forti della serie A. Prima e dopo, questa partita mi toccherà il cuore. Non c’è nulla di normale in questo avvicinamento. Devo dimenticare dove sono e trattare questo match solo come “uno in più”. I romanisti per me sono speciali, non saranno mai nemici. Roma e Real Madrid supereranno entrambe la fase campionato della Champions: chissà, magari ci rivedremo per i quarti o la semifinale».
Ma la primavera è ancora lontana. L’autunno racconta di un Real Madrid criticato in Spagna, già a meno sei dal Barcellona. E di una Roma uscita rinforzata nell’autostima dagli ultimi due pareggi con Inter e Como. «Vogliamo misurarci con una delle migliori squadre d’Europa per capire quanto possiamo essere competitivi», ha spiegato Gasperini. Per farlo, l’idea è limitare le rotazioni: conferma per Dybala e rilancio di Soulé con Malen, chiamato al riscatto dopo il rosso di Como ma rinfrancato per aver incassato una sola giornata di stop dal Giudice Sportivo. L’Olimpico sarà tutto esaurito, 65 mila spettatori che omaggeranno Mourinho.
FONTE: Il Corriere della Sera











