Il Real Madrid è alle spalle. O così pare. Qualche strascico inevitabilmente se lo porta dietro, tra chi ricorda quei maledetti 8 minuti finali («…) e i tre calci d’angolo di fila dai quali è nata la clamorosa rimonta subita (…). Gasperini però, prova a guardare avanti. Senza lesinare una frecciata a Mourinho (…), ma ribadendo di avere la «certezza di avere una squadra di valore».
Di valore ma limitata. Soprattutto a livello numerico. Non è un cruccio o un capriccio di un allenatore che cerca in qualche modo di spostare l’attenzione da una sconfitta che ha comunque lasciato il segno, al di là del reale peso sportivo che si porta dietro. Ma la certificazione pubblica che qualcosa in estate non ha funzionato: «Io poi quando lo dico passo per uno che si lamenta ma con questo calendario non possiamo giocare sempre senza cambiare squadra o senza fare sostituzioni. Le competizioni si giocano con la rosa, con la squadra, che non è di undici elementi come neanche più quindici o sedici. Nel nostro caso siamo venti, che è proprio il numero minimo. Quando giochi questo tipo di competizioni e partecipi alla Champions devi avere un numero allargato perché ci sono infortuni e squalifiche ma nel frattempo giochi di continuo. Per noi con il Genoa sarà la terza partita in sette giorni e martedì contro lo Slovan Bratislava sarà la quarta in dieci. È il calcio che è cambiato, o ci adeguiamo o subiamo. Bisogna allargare la rosa».
Difficile essere più chiari. Anche perché questa sera, con le defezioni di Svilar, Cristante, Koné e Dybala (…), più la squalifica di Malen, Gasp avrà a disposizione soltanto 16 calciatori di movimento: 11 in campo e 5 possibili sostituti. «Ed è proprio questo che mi preoccupa – aggiunge in un secondo momento – in questo momento abbiamo numeri in difesa e sugli esterni, negli altri ruoli non abbiamo cambi. Dobbiamo valutare tutte queste cose, a meno che non ricorriamo a ragazzi della Primavera che è qualcosa che comunque farò. State sicuri che non giocheremo mai in dieci ma numericamente chi fa le coppe si deve adeguare».
L’appello non è certo nei confronti del ds D’Amico che ha cercato, tra mille difficoltà, di venirgli incontro. Ma è diretta verso la società, ergo ai Friedkin. E fa il paio con la frecciata pre-Como (…) e con quella pre-Real (…). Questa sera intanto c’è il Genoa e più del ritorno di De Rossi o di rivedere gente che ha allenato come Baldanzi e El Shaarawy, pensa a quelli che dovranno regalargli tre punti fondamentali per ripartire.
E quindi spazio a Castro (…), Mora (…), Pisilli, a quei ragazzi «che ci devono regalare forza ed energia per cercare di vincere. Dobbiamo alzare il loro livello, perché abbiamo bisogno di tutti e debbono quindi acquisire la stessa fiducia. Ora torniamo in campionato dove siamo protagonisti, ma ci sono 38 giornate e anche margini di recupero. Ma con il Genoa in un modo o in un altro dobbiamo tirare fuori la partita». Sì, perché al di là delle modalità, una sconfitta con il Real Madrid ci può stare. Sarebbe meno accettabile non vincere con il Genoa.
FONTE: Il Messaggero – S. Carina











