
DE ROSSI IN DIFESA – Diciamolo subito: la voglia alla Roma non è mancata, tant’è che paradossalmente ha convinto per carattere più nell’impotente finale che in precedenza. Out Vermaelen per squalifica, Spalletti sorprende tutti puntando su De Rossi centrale in una difesa a 4, che l’azzurro metabolizza con più difficoltà rispetto a quella a 3. Scelta chiara: il tecnico vorrebbe gestire il gioco per evitare di essere pressato «alto». Il problema è che prima viene a mancare il palleggio in mediana, poi Daniele al 40’ lo tradirà perché, lontanissimo dalla porta, una sua entrata col piede a martello su Pereira (uscirà in barella), lascia la Roma in inferiorità numerica. A quel punto il disegno tattico sfiorisce. E sì che Nainggolan finto trequartista nel 4-2-3-1 mostra la vena dei giorni migliori sia in appoggio che nel pressing, mentre davanti Dzeko prova a giocare palloni utili per gli inserimenti di Salah e Perotti. Il problema è che la mediana in avvio viene surclassata in velocità e dinamismo dai portoghesi che, con un 4-1-4-1 assai elastico, non si limitano a difendere ma cercano gli spazi, visto che sulle fasce Peres — pur efficace in attacco — e Juan Jesus soffrono la qualità tecnica di Corona e Otavio, bravi ad approfittare del movimento di André Silva. Perciò, con Danilo a copertura della retroguardia e primo smistatore del gioco, il Porto trova tante soluzioni di «uscita», che mettono in difficoltà la Roma. Intendiamoci, i giallorossi pigiano sull’acceleratore, guadagnano tanti angoli e Casillas è splendido almeno due volte, su Nainggolan in avvio e Salah poi. L’inerzia del match però cambia subito, perché Felipe (protagonista dell’autorete nell’andata) su punizione di Otavio segna di testa, mal controllato da Strootman e Juan Jesus: un errore inammissibile a questi livelli. Insomma, è un Porto tutt’altro che remissivo, tant’è che nel recupero del primo tempo Herrera sfiora il palo dal limite. La partita però a quel punto era già cambiata, perché l’espulsione di De Rossi aveva portato al sacrificio dello spaesato Paredes per Emerson, mentre Juan Jesus passava al centro formando un nuovo 4-3-2.
SZCZESNY SBAGLIA – Ma è un’illusione. Al 5’ della ripresa lo stesso Emerson entra duramente su Corona: è ancora rosso. Il nuovo 3-2-2-1 giallorosso, a quel punto, serve solo ad alimentare un clima da combattimento che fa lievitare un po’ le prove di Strootman e Perotti, fin lì modeste. Nainggolan lotta su ogni pallone e va al tiro pericolosamente più volte, lo stesso Perotti va vicino al pari se non fosse anticipato sotto porta da Layun, ma è un fuoco di paglia. Il Porto, fin troppo lezioso nel gestire la superiorità e le giocate offensive, nel giro di due minuti manda k.o. le speranze giallorosse, perché Szczesny esce male su un filtrante di Herrera e Layun segna a porta vuota. Non basta, subito dopo Manolas viene irriso in contropiede da Corona che segna con un bolide sul palo del portiere polacco. È la fine del sogno, con Marciniak che fischia senza recupero un match ormai troppo nervoso. La Roma saluta la Champions ma a perdere, alla fine, è tutto il calcio italiano.










