
PROPRIETÀ DISTANTE – L’assenza di Pallotta, alla lunga, sta destabilizzando la Roma. Il presidente fa sapere di essere infuriato (critiche all’allenatore le fece anche in pubblico, parlando però negli States). Ma si confronta più con Baldini che con gli altri dirigenti italiani, quelli che quotidianamente si occupano della gestione tecnico-organizzativa a Trigoria, dove vivono sotto pressione. L’arrabbiatura attuale del bostoniano non farebbe una piega se avesse chiesto ai suoi collaboratori, già dopo Natale, di mettere il silenziatore a Spalletti che, comunicando in proprio, ha dettato fino a pochi giorni fa le sue condizioni. Di solito avviene il contrario. Non qui, però. Pallotta, incaricando il dg Baldissoni e l’ad Gandini, avrebbe dovuto fermare il tecnico, ricordandogli il suo ruolo. Di campo. Oggi è tardi per farlo, perché la situazione, a 4 turni dalla fine del campionato, è deflagrata. E Monchi, appena arrivato, non può certo assumersi il compito di prenderla di petto. Nemmeno di dire a Totti quello che sarebbe spettato a Pallotta e da tempo: a fine maggio dirigente e non più calciatore (almeno in giallorosso).
CONFUSIONE TECNICA – Spalletti, a forza di vedere fantasmi e ombre dentro e fuori lo spogliatoio, non si è curato dei nemici veri. Da affrontare in campo. Adesso il club, pur restando ufficialmente allineato e coperto, non gli perdona lo scadente rendimento nel nuovo anno. Le sbandate peggiori proprio nel 2017: i ko con la Sampdoria, il Lione, il Napoli e la Lazio (Coppa Italia e campionato). Non ha convinto nè nella preparazione dei match e nè nella serie di interventi in corsa. Lui e il suo staff, numerosissimo e ben remunerato, hanno steccato sempre negli appuntamenti cruciali, dando seguito alle scelte scellerate della prima parte della stagione, con i picchi nella gara di ritorno del play off con il Porto e nello scontro diretto con la Juve allo Stadium. La rosa, incompleta e male assortita, è l’alibi più scontato. Che, però, non ha mai sbandierato, da navigato aziendalista di facciata: in privato, a quanto pare, si sarebbe spesso lamentato dei mancati rinforzi di gennaio. Di sicuro, l’ha gestita male, usando sempre gli stessi giocatori, quei titolari che da tempo sono con la lingua di fuori. Tanto da non essere competitivo (cioè lottare, non per forza vincere, in campionato o nelle coppe) in nessun torneo.
FUGA DALLA SCONFITTA – Oggi la presentazione del nuovo ds Monchi che, a prescindere dal piazzamento finale, dovrà ricostruire la Roma. Il 2° posto gli garantirebbe più serenità nella programmazione. Ma avrebbe preferito stare già al sicuro, per capire subito quali calciatori confermare. E, invece, sta assistendo alle mosse di altri club su alcuni giocatori (suoi e non): il Milan insiste per Kessie e Pellegrini; l’Inter, già interessata a Manolas, Ruediger e Strootman, tratta con De Rossi (biennale da 5 milioni a stagione) e con Nainggolan, entrambi disponibili a trasferirsi a Milano. Magari con Spalletti che, però, è la quarta scelta dietro Conte, Simeone e Sarri. Monchi, forte del sì di Emery nel caso in cui lo spagnolo fosse esonerato dal Psg, ha almeno il tecnico di domani. Non ancora la squadra, però. Da assemblare, con il taglio degli ingaggi, solo dopo il traguardo.










