
Una bocciatura figlia in primo luogo della mancata adozione in Campidoglio della variante urbanistica che l’allora assessore all’Urbanistica, Paolo Berdini, non ha mai portato né in Giunta né in Aula. Per evitare di ricominciare tutto da zero, la Regione – con un’interpretazione normativa molto ai limiti – aveva atteso la conclusione dell’iter di apposizione del vincolo architettonico sull’Ippodromo per dare tempo al Comune di varare la «riforma» grillina della delibera, concedendo di fatto un trimestre in più. Ora, quindi, dopo l’approvazione della delibera e la predisposizione del nuovo progetto, la Regione, in qualità di presidente della Conferenza di Servizi, ha inoltrato le carte allo Stato, ai propri uffici competenti, alla Città Metropolitana e agli uffici capitolini.
Ciascuna di queste Amministrazioni entro il 5 agosto deve rispondere alla Regione dichiarando se queste nuove carte sono in grado o meno di superare i motivi che avevano determinato il no al precedente progetto. Il Campidoglio, inoltre, dovrà anche dichiarare esplicitamente se il nuovo progetto risponde ai dettami sul pubblico interesse espressi dalla nuova Delibera. Infine, la terza e più importante domanda: le modifiche progettuali alla realizzazione delle opere pubbliche sono coerenti con tutto il progetto? In sostanza, gli uffici dovranno chiarire se le opere pubbliche contenute nel progetto così come modificato secondo i voleri della Raggi e della sua maggioranza sono davvero in grado di essere sostenibili all’atto pratico. Tre sono le possibilità: un semaforo verde immediato che consentirebbe, su carta, l’immediato inizio dei lavori nella realtà comunque bloccato per le misure di salvaguardia sull’Ippodromo legate al ricorso di Italia Nostra contro la non apposizione del vincolo e che rimarranno in vigore al massimo fino al 17 settembre. Seconda possibilità: niente da fare, il nuovo progetto viene ancora una volta bocciato e si riazzera tutto l’iter ripartendo praticamente dalla casella iniziale. Terza e più gettonata: nuova Conferenza di Servizi che, partendo a settembre per 6 mesi minimi, finirebbe per concludersi a ridosso delle prossime elezioni regionali riportando di nuovo lo Stadio sul terreno dello scontro politico.









