
Senza il gol di Perotti all’ultimo minuto contro il Genoa quale sarebbe stato il mercato della Roma? Monchi ha anche dovuto fronteggiare una situazione non creata da lui: i riscatti obbligatori di giocatori comprati dalla gestione precedente. Secondo i dati della Gazzetta dello Sport hanno pesato così: 8 milioni all’Inter per Juan Jesus, 9 al Genoa per Perotti, 3,2 al Tottenham per Fazio, 2,5 al Santos per Emerson Palmieri, 12,5 al Torino per Bruno Peres e6all’Empoli per Mario Rui (poi ceduto al Napoli per 9,25). La difesa – anche per la partenza di Szczesny, sostituito da Alisson – sembra il reparto più in difficoltà, nonostante l’arrivo del leader Kolarov. Molta scelta a centrocampo, rafforzato dal rientro di Pellegrini. Da decifrare l’attacco, con l’acquisto di Defrel che era stato presentato come il vice Dzeko ma che ora, dopo l’arrivo di Schick, sembra più che altro un’opzione perla fascia destra. Monchi si è mosso molto bene con la carta d’identità: Karsdorp, Cengiz Under, Pellegrini e Schick sono giovani di sicuro talento. Il mercato sembra così buono soprattutto in vista del futuro. Il problema è che sei anni di proprietà americana non hanno portato a Trigoria nemmeno un trofeo mentre, nel frattempo, oltre ai cannibali della Juve, hanno vinto qualcosa Napoli, Milan e Lazio. L’arrivo di Schick ha ridato entusiasmo. Quello che serviva per una piazza delusa dalla sconfitta casalinga contro l’Inter, figlia della sfortuna ma anche delle scelte del mercato: Juan Jesus terzino destro è stato pagato con la sconfitta contro una teorica rivale per i posti in Champions League.










