
«Se non usano la Var in questi casi, allora a cosa serve?», aveva fatto notare Pallotta. Stavolta il presidente sarà più vicino, probabilmente in tribuna: stamattina sbarca a Ciampino e domani potrebbe partire con la squadra. Per i 90’ di Genova Orsato tornerà in campo e sarà Calvarese a coadiuvarlo dalla postazione tecnologica, ma anche nel rettangolo di gioco ha regalato parecchi dispiaceri ai giallorossi. C’entrava la Samp pure nel 2009: era l’avversaria da raggiungere in semifinale di Coppa Italia, dove arrivò l’Inter a discapito della Roma, battuta tra le polemiche per il gol annullato a Vucinic e il fuorigioco di Samuel sul gol vittoria di Ibrahimovic. Rosella Sensi alzò la voce: «All’Inter non serve vincere così. Sono rammaricata per gli evidenti errori arbitrali».
Abbonato ai derby, Orsato divenne una maledizione per il club di Trigoria, che con lui non ha mai gioito: 2 pareggi (0-0 nel 2014 e 2-2 nel 2015), la macchia indelebile del 26 maggio 2013 (la sola presenza è bastata per renderlo un «gatto nero») e l’ultimo faccia a faccia finito 3-1 per i biancocelesti, nonostante il rigore non concesso a Lukaku e il penalty dato a Strootman neppure sfiorato da Wallace. Nel dicembre 2016 cartellini mostrati a Nainggolan e De Rossi contro la Juve avevano alzato un polverone e Radja nell’occasione disse: «Non ti fa mai parlare, è normale innervosirsi». Non perdona nulla, soprattutto i gesti. Ne sa qualcosa Salah, che a Firenze venne cacciato per aver fatto un cenno di protesta con la mano interpretato come un «vaffa…». Icardi non è stato trattato meglio nel derby col Milan (discusso per il gol al 7’ di recupero quando la lavagnetta aveva segnalato un extra di 5’): il fischietto di Schio iniziò a contare, da 1 a 5, minacciando di estrarre il giallo se non si fosse allontanato. Per la 25esima volta Orsato dirigerà in Serie A la Roma e in realtà il bilancio non è così negativo: 10 vittorie, 9 pareggi e 5 ko, 5 rigori a favore e 1 contro.










