
C’è anche lo zampino della VAR nel risultato dei suoi «rivali», sono cambiati i tempi rispetto alla stagione in cui Manfredini veniva eletto capocannoniere della A con 19 reti segnate. A Edin ne sono servite 10 in più il maggio scorso. Pedro è uno dei pochi, comunque, a tenere testa al bosniaco nel computo delle realizzazioni: 77 in 130 gare, dal 1959 al 1965. Quasi lo stesso ritmo di Dzeko, che vanta una media di 0,58 reti a match, ma spalmato su 6 anni anziché 3. Da Costa, Pruzzo, Voeller, Balbo, nessuno ha fatto meglio. Bisogna andare fino a Volk (103 centri in 157 partite) e Guaita (42 in 61) per trovare medie migliori: 0,66 e 0,77. Dzeko ha già calciato 15 volte verso la porta quest’anno, come Immobile e Ljajic: in pratica ogni tre tentativi fa centro. Nel passato del club non c’è un numero 9 che nelle prime 4 giornate ha segnato quanto lui, da Volk (2 reti) a Borriello (3).
Il futuro è Schick, infortuni permettendo. Gli esami strumentali svolti ieri hanno confermato la lesione al retto femorale sinistro, per cui si rivedrà in campo solo dopo la sosta, il 14 ottobre contro il Napoli. Non ha problemi a fare gli straordinari Dzeko, troppo in forma per andare in panchina con l’Udinese. Nainggolan si è allenato col gruppo e ci sarà, in mediana torna De Rossi e Florenzi può vincere il ballottaggio con Peres in difesa. I lungodegenti Palmieri e Pellegrini sono volati ieri ad Amburgo per dei test di stabilità al ginocchio. «Per me – ha detto Alisson a Teleradiostereo – è un momento speciale. La VAR? Può aiutare una squadra a vincere per la sua qualità». E i bomber a segnare di più.










