«Col Napoli ci sarò». È lo stesso Lorenzo Pellegrini a rassicurare sulle sue condizioni fisiche all’uscita dalla clinica Villa Stuart, dove ieri è andato insieme a Kevin Strootman per sottoporsi ad una risonanza magnetica. Il centrocampista ha riportato «un edema post distrattivo nel muscolo soleo destro» con una prognosi «di circa 7-10 giorni», che partono dal momento dell’infortunio. In pratica, nel peggiore dei casi, sarebbe a disposizione di Di Francesco a metà della prossima settimana, quindi recuperabile per il match con il Napoli. Pellegrini, che ha già cominciato il percorso di recupero, farà di tutto per esserci ma senza rischiare: sa benissimo che la gara col Milan ha segnato un punto di svolta nella sua avventura romanista agli occhi dell’opinione pubblica che lo ha scoperto, non a quelli del tecnico che lo ha lanciato a Sassuolo e che lo ha rivoluto in giallorosso. Lorenzo, insomma, non è più il giovane di belle speranze ma un vero e proprio titolare in un reparto che, con De Rossi, Nainggolan, Strootman, Gonalons, Gerson e all’occorrenza Florenzi, è tra i più forti della serie A. Di lui si erano già accorti in molti: il Milan e la Juventus la scorsa estate hanno provato a strapparlo in alla Roma, che per riprenderlo ha pagato al Sassuolo i 10 milioni di euro fissati per la «recompra».
Una cifra che alcuni reputavano troppo alta, ma che a Trigoria hanno speso col sorriso sulle labbra perché ora il ragazzo vale almeno quattro o cinque volte tanto. La clausola rescissoria presente sul suo contratto, infatti, non è fissa: si parte da 25-30 milioni di euro, che però potranno aumentare ad ogni presenza (da almeno 45 minuti) oltre le 20, e visto quanto Di Francesco lo stima è probabile che a fine stagione il suo prezzo sarà lievitato ulteriormente. A San Siro a vederlo c’erano gli emissari delle due squadre di Manchester, ma l’intenzione della Roma è di blindarlo e di proseguire con lui la tradizione della romanità per farlo diventare una bandiera come Totti, De Rossi e Florenzi. Più delicata, in chiave Napoli, la situazione di Kevin Strootman. Non tanto per l’ematoma «muscolo fasciale», quanto per la zona interessata, tra il quadricipite e l’adduttore. Le sue condizioni saranno monitorate giorno per giorno a Trigoria: quasi sicuramente, infatti, non risponderà alla chiamata della nazionale olandese per la gara del 10 contro la Svezia.
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