
E qui iniziano i problemi. «Non è che lo stadio della Roma non si farà – dice la Galloni – si farà ma dovrà essere tutelata la pensilina dell’ippodromo. Si stabilirà di concerto con gli eredi, ma non è un’opera che si può demolire». Il progetto, però, prevede la demolizione dell’intera tribuna e la costruzione di una sua porzione, in copia, fatta utilizzando i progetti originali in una zona interna al Parco fluviale. L’architetto Galloni prova ancora a chiarire: «Ciò che hanno gli eredi è un “diritto morale”, quindi non hanno nessuno potere di veto, debbono semplicemente condividere la progettazione». Clara Lafuente, però, è molto chiara: «Disponibili a modifiche ma niente demolizione e niente brutta copia delle tribune». Certo, il Mibact non blocca direttamente lo stadio. Ma, con questo vincolo, rischia semplicemente di rendere non utilizzabile questo progetto, basato sulla demolizione dell’ippodromo.
«Il vincolo del diritto d’autore, che non viene imposto dall’amministrazione, lo si mette solamente su richiesta o dell’autore dell’opera o degli eredi, e quindi non è un vincolo di imperio, come quello tradizionale» spiega ancora la Galloni che aggiunge, spiegando come mai, da Direttore regionale del Lazio del Mibact, firmò i pareri del 2014 che, senza menzionare l’ippodromo, diedero il via libera dei Beni culturali al progetto Stadio: «Ho emesso un parere finale sulla base dei pareri interni emessi dalle soprintendenze, mentre per quanto riguarda il diritto d’autore è un vincolo messo su richiesta degli eredi e su considerazione del comitato tecnico consultivo. Stando alle norme, non potrò fare altro che firmare questo decreto». Infine, la conferma ultima: «Quando verrà emesso il decreto? La prossima settimana, perché dobbiamo verificare la completezza di tutti gli atti».









