
La chiacchierata della discordia è avvenuta al bar di fronte al Novotel, quasi come una conversazione informale tra connazionali. Ma così non è stato, l’intervista ha fatto clamore e non è stata frutto del classico ritorno in patria, dove capita spesso che un giocatore si senta libero di dire quello che vuole. Stavolta è successo a pochi chilometri da Trigoria ed è stato poi difficile gestire le conseguenze delle dichiarazioni senza filtro di un 21enne passato in fretta dall’umile realtà del Bohemians alla prima piazza importante, la Roma. «Sono stato fortunato, me lo dico da solo», ammette Patrik, che in patria – secondo l’autore dell’intervista – ha la reputazione di essere un presuntuoso, «e forse questo comportamento ha sfinito tutti i suoi allenatori». Un carattere difficile che sembra fare da scudo ad un animo fragile: «Ho sempre – racconta Schick – fatto tanti gol, ma quando non riuscivo a segnare mi mettevo a piangere». C’è anche un po’ di questa debolezza dietro il suo lento recupero, un pizzico di paura oltre al fatto che per far guarire il muscolo ha gravato sul tendine che si è infiammato e ora va rielasticizzato. Ieri ha fatto palestra (idem Peres, Palmieri e Luca Pellegrini erano con la Primavera) e oggi ritroverà Di Francesco, pronto al confronto sulle «chiacchiere da bar». L’obiettivo è la convocazione per il derby che bussano spesso al finestrino della Mercedes di Patrik per un selfie e «lui non è entusiasta, ma alla fine ride con loro», aspettando di rivederlo in campo.










