
La priorità è un’altra, però. Come chiudere il bilancio in pari a fine stagione? E la risposta è una: monetizzare gli asset, ossia vendere un calciatore. È l’eredità del “no” di Dzeko al Chelsea, anche se conti alla mano a Trigoria sanno che venderlo, pur agevolando di molto il lavoro in prospettiva, non sarebbe comunque bastato. E visto che il bosniaco avrebbe garantito oltre 23 milioni di plusvalenza, vuol dire che alla Roma serve portarne a casa una trentina. Ma di calciatori in grado di produrre una plusvalenza simile entro il 30 giugno (quando si chiudono i conti) non è che ce ne siano tanti: l’indiziato numero uno è il portiere Alisson, che piace da matti a Real e Psg, è costato 7 milioni e ora vale quasi dieci volte tanto. Monchi farà comunque l’impossibile per tenerlo. Poi c’è Nainggolan, che ha estimatori soprattutto in Cina e da quelle parti il mercato a giugno è chiuso. Il gioiello Pellegrini invece ha una clausola valida solo a luglio e che può variare in base alle presenze tra i 25 e i 30 milioni. Allora il management lavora per ridurre quella forbice: guadagnare i quarti di Champions eliminando lo Shakhtar aumenterebbe le entrate (soprattutto se la Juve si fermasse). E prima della fine della stagione la dirigenza punta a chiudere un accordo di sponsorizzazione: tratta con Turkish Airlines (giovedì, con Erdogan, erano a Roma i vertici della compagnia), ma pure marchi di elettronica orientali. Non basterà a evitare un nuovo addio. Di Francesco spera non debba essere anche doloroso.










