
Un, due, tre: tre partite a segno consecutive, e tre indizi fanno la prova che la Roma di quel ventenne turco non può proprio fare a meno, per tornare quella che a inizio stagione aveva illuso i suoi tifosi e spaventato la concorrenza per il titolo. C’era riuscita sventolando altre bandiere: quella di Dzeko, indispensabile tra agosto e ottobre quando aveva segnato 10 gol in 10 partite, stordendo il Chelsea, affondando il Milan e così via. A un certo punto e senza nemmeno avvisare, di lui a Roma avevano perso le tracce (4 gol da metà ottobre a oggi, uno al mese). Fortuna che nel frattempo Kolarov, accolto dalle pernacchie di tifosi miopi al punto da rimproverargli un trascorso laziale vecchio di sette anni, aveva iniziato a curare la crisi d’astinenza con dosi di piacere costanti, seppure diluite. Fino a quando non era bastato più nemmeno quello ( ieri ha riposato ma il serbatoio era vuoto da un pezzo). La Roma aveva infilato allora un tunnel lungo 10 partite, illuminato giusto da due vittoriucce: a salvarla in quei giorni è stato spesso Alisson, su cui oggi ha messo gli occhi il Real.
Ma fuori dalla galleria l’ha portata l’ultima dipendenza. I gol di Ünder le daranno domani la forza di salire su un volo con destinazione Kharkiv per preparare l’ottavo di Champions contro lo Shakhtar, con la convinzione di essere tornata sé stessa. Senza correre il rischio di perdere nel frattempo un posto tra quelli che valgono la Champions. E non poteva non essere un pensiero ingombrante, visto che da mercoledì giocherà 6 gare in 26 giorni, con Milan e Napoli subito dopo il viaggio ucraino. Lo scorso anno la stagione della Roma piegò verso una smorfia di delusione a marzo, quando si sommarono le eliminazioni in serie da Europa League e Coppa Italia. Con l’idea scudetto abortita già in inverno, stavolta, il periodo chiave è adesso. Ha una nuova coperta in cui avvolgersi la Roma – quel 4-2-3-1 mutuato dal “nemico” Spalletti con cui Di Francesco ha vinto tre partite di fila: «Ma la più convincente è questa, c’è stato un cambio mentale». Se passera alla prova dello Shakhtar, sarà vera gloria.










