L’allenatore del Sassuolo, Alberto Aquilani, l’attaccante Sebastiano Esposito e il difensore Sebastian Walukiewicz hanno risposto alle domande dei giornalisti in conferenza stampa e in mixed-zone:
AQUILANI DAZN Il problema in questo momento è proprio la mancanza di personalità? Stasera non vorrei considerarla come un elemento determinante, perché avete affrontato una Roma che in questo momento è devastante sotto tanti punti di vista, quindi era la partita meno indicata. Non mi sembra, però, che la tua squadra abbia un problema tecnico-tattico, perché secondo me è una buonissima squadra. È più un problema di personalità? «Anche. Sì, sì, anche. È un po’ quello che ho detto prima ai vostri colleghi. È ovvio che c’è l’aspetto dei gol subiti, ma poi c’è anche quello della personalità in questo tipo di partite, in questi momenti. Bisogna volere un po’ di più il pallone, cercare di sbagliare meno. Può essere una questione di personalità, può essere di coraggio, ma anche di qualità. Ci vuole più qualità. E quindi oggi è un po’ questo il problema: si è visto troppo poco in tutto, con il pallone, senza pallone, come idee. Non c’è stata partita, niente. Probabilmente, nonostante la Roma sia di un altro livello rispetto a noi, potevamo comunque aspettarci qualcosina in più».
Lei sta avendo problemi con la fase difensiva fin dall’estate, tra giocatori che mancavano, infortuni e alcuni arrivati all’ultimo momento. Mi pare che sia l’ottava difesa diversa nelle ultime otto giornate, sia per quanto riguarda gli uomini sia per lo schieramento. Stasera ha provato anche qualcosa di diverso. Questa sosta può aiutarla a trovare un assetto di base, quello che finora è mancato, anche soltanto a livello difensivo? Qual è la sua difesa ideale, tra virgolette, con questa rosa e questi giocatori? «Sì, purtroppo, come hai detto tu, dall’estate abbiamo grossi problemi lì dietro, perché a volte i giocatori proprio non c’erano. Abbiamo avuto un infortunio al crociato, abbiamo avuto Idzes, che credo abbia giocato tre o quattro partite su undici, Walukiewicz ne ha giocate due. Ci sono giocatori che tornano da infortuni dopo un anno o un anno e mezzo, oppure Caleta-Car, che è arrivato dopo essere stato fuori rosa al Lione. Sono situazioni che si sono accavallate. Non abbiamo avuto sicuramente certezze da questo punto di vista, abbiamo sempre dovuto cambiare e quindi è un problema. È un problema perché, oltre a questo, ci sono stati tanti errori e sicuramente troppi gol subiti. Poi è un insieme di cose, penso che non sia soltanto per questo motivo, ma lì abbiamo avuto sicuramente delle difficoltà che, dall’inizio dell’anno, non ci hanno permesso di lavorare come avremmo voluto. È ovvio che a inizio anno avevi un’idea, perché avevi pensato a un certo tipo di soluzione. Oggi quell’idea non c’è già più, perché sei obbligato a pensare diversamente. Però bisogna trovare la quadra, perché le difficoltà sono evidenti».
Come sta vivendo personalmente questo periodo? Arrivano le sconfitte in Serie A e si comincia già a parlare del futuro della panchina. Quanto sarà importante per lei sentire la totale fiducia della società in queste giornate, in queste ore, per uscire da questa situazione? «Ma no, io la fiducia della società l’ho sempre sentita, ma allo stesso tempo mi rendo conto che faccio l’allenatore. Un allenatore che perde quattro o cinque partite di fila viene messo in discussione. Questo vale per il Sassuolo, ma penso che valga per tutte le squadre del mondo. Poi, però, la società non va in campo. I giocatori sono quelli che vanno in campo, quindi la fiducia io la devo riporre nei calciatori, che lavorano bene, che si impegnano e che, secondo me, stanno dando tutto. Ma questo tutto, oggi, non è sufficiente. Quindi è un po’ lì che bisogna fare l’analisi. Non è tanto una questione di società o meno, o di altri discorsi. È che in questo momento io in primis, perché sono il responsabile, e i calciatori, insieme a me, dobbiamo renderci conto che la Serie A richiede qualcosa in più. E questo oggi non c’è. All’inizio andavamo bene, giocavamo bene ed eravamo anche leggeri. Quando inizi a perdere le partite, una, due, tre, quattro, vai sempre alla ricerca di qualcosa da cambiare. Pensi: “Ah, dobbiamo cambiare questa cosa”. Poi magari perdi anche quella leggerezza, che è proprio ciò che ci è mancato stasera. Il pallone scotta, non riesci a fare tre passaggi di fila e sembra che la Roma sia una squadra che gioca tre categorie sopra di noi. Secondo me è un po’ un insieme di queste cose».
SKY SPORT Esposito ha parlato delle responsabilità di tutta la squadra e della necessità di dare qualcosa in più. Cosa è mancato questa sera? “Prima sentivo che si diceva che si è spenta la luce e io credo sia quello. Oggi non c’è stata partita, quindi parlare della partita di stasera credo che sia anche riduttivo. Non c’è stata mai partita, niente. Quindi non è questa la partita sicuramente dove noi pensavamo di venire qui e vincere, però così poco, ti dirò, non me l’aspettavo. Sentivo parlare dei gol che prendiamo troppo facilmente, ma anche con la palla facciamo molto poco, sbagliamo troppo, c’è poca personalità, c’è poco coraggio, perché poi in questi stadi devi mettere un po’ di coraggio, un po’ di qualità, altrimenti diventa impossibile. E oggi non ho visto nulla di tutto ciò, nonostante ci siamo messi a cinque per difenderci meglio. I primi trenta minuti sembrava anche che potessimo essere un po’ più ordinati. Dopo l’1-0 non c’è più nulla e questo mi dispiace, perché da come siamo partiti, anche dalle qualità che alcuni ragazzi mi hanno fatto vedere, sicuramente mi aspettavo e mi aspetto qualcosa di più sotto tanti aspetti. È la cruda realtà, ma non posso nascondermi dietro un dito, sono io il responsabile. Sebastiano dice «Siamo tutti», sì, però poi chi fa le scelte, chi allena sono io e in questo momento sto vedendo molto poco”.
Perché Alberto Aquilani ha, o avrà, la forza di sfruttare la sosta di campionato per portare il Sassuolo alla salvezza? “Perché? Perché è il mio lavoro. Perché oltre a essere un allenatore, oltre a essere un addetto ai lavori, come si dice, c’è anche la dignità nella vita. E quindi non si sfugge al problema o alle difficoltà, che sono molte. Però è un po’ che parliamo, no? Stiamo parlando molto di tutto, di tutti gli aspetti di cui una partita di calcio è composta. Poi c’è bisogno di mantenere un certo livello per competere in determinati stadi, con determinati giocatori, altrimenti diventa dura”.
Le sue parole fanno pensare che, prima ancora delle questioni di gioco, ci sia la necessità di riattivare la personalità di alcuni giocatori. Sarà questo il suo lavoro nei prossimi quindici giorni? “Sì, sì, Paolo, però è un po’ che parliamo sotto questo aspetto, proprio di questa fragilità mentale, di questa poca leggerezza. Quindi già stiamo lavorando noi in quest’ottica, lavorando magari anche più sulla testa che sul campo. È ovvio, è evidente che c’è un deficit da questo punto di vista, perché facciamo troppo poco sotto tutti i punti di vista. Poi questa è una squadra che per giocare un determinato calcio magari deve essere un po’ più leggera e quando fai quattro, cinque sconfitte di seguito questa leggerezza anche in settimana magari ce l’hai meno. Sono tante componenti, in verità, è una situazione molto complicata, ma questo è il calcio, questo è il mio lavoro e quindi bisogna guardare in faccia la realtà e capire che bisogna fare qualcosa in più. Ma ti ripeto, gli argomenti possono essere tanti. Sicuramente non era questa la partita dove noi pensavamo di fare risultato.
Dopo questa sconfitta e un percorso così complicato, sente ancora la fiducia della società? Ha già individuato su cosa lavorare nelle prossime due settimane di sosta? “Non lo so, ho sempre avuto, ho sempre sentito appunto questa fiducia, ma è ovvio che vengo giudicato per i risultati e quindi oggi i risultati non ci premiano, non mi premiano, quindi non lo so, in verità non lo so. Mi metto in discussione, mi metto in discussione in primis, però sicuramente c’è da parlare di parecchie cose, perché devono cambiare parecchie cose”.
CONFERENZA STAMPA Non è andata bene, però credo che la tua sia una squadra viva, al di là dei risultati che in questo momento dicono il contrario. Anche stasera, per mezz’ora, ci avete provato, mostrando qualche idea e senza giocare in maniera piatta contro la Roma. Guardando il calendario, dopo la sosta avrete una serie di partite che potrebbero consentirvi di conquistare i punti necessari. Hai detto che bisogna parlare: con chi intendi farlo? Con la squadra, con la società? «No, è ovvio che secondo me oggi non c’è stata partita, a parte quella mezz’ora in cui abbiamo provato un po’ a contenere. Ma non è questa la partita che ha evidenziato i nostri problemi. I nostri problemi arrivano da qualche partita fa, quando si sono incanalate una serie di cose negative, soprattutto i risultati. Risultati determinati spesso da episodi, da errori che hanno condizionato partite giocate sicuramente meglio di quella di stasera. È un susseguirsi di situazioni negative e oggi la testa è molto pesante. Lo vedi dalle piccole cose, anche da uno stop o da un passaggio. Vedo sbagliare delle cose di una semplicità troppo grande per il livello che richiede la Serie A. Quindi oggi la testa è molto pesante e ci porta a fare poco o niente. È l’unica partita in cui c’è stata così tanta differenza. Bisogna parlare, guardarsi negli occhi e capire come uscire da questo momento, perché quello che stiamo facendo oggi non è sufficiente. È da un po’ che parliamo di questi argomenti, anche se magari voi avete visto soltanto questa partita. Però parlare, parlare e parlare serve a poco, bisogna fare. E in questo momento stiamo facendo poco».
Qualche tempo fa Gattuso ha dichiarato che nella sua squadra non vorrebbe mai un giocatore come Gennaro Gattuso. Lei, invece, sente la mancanza di un elemento con determinate caratteristiche, che possa affiancare Matic, dare ordine alla manovra e proporsi anche in avanti? «Non so se Gattuso abbia detto davvero una cosa del genere. Magari è stata una provocazione, non lo so, dico la verità. Credo di avere a disposizione dei buoni giocatori, dei giovani prospetti, giocatori validi che devono ancora dimostrare tanto per poter ambire a qualcosa di importante. Però i giovani hanno tempo e hanno le capacità. Bisogna che comincino adesso a mostrarle con maggiore frequenza. Non credo che in questo momento sia importante soffermarsi sul singolo o su un aspetto particolare, perché ci sono una serie di cose da considerare. Devo dire anche che fino a ieri abbiamo parlato di questa fragilità, del fatto che magari, dopo il primo gol subito, ci disuniamo, ne prendiamo altri due e non riusciamo più a reagire. Oggi, sotto questo aspetto, nonostante avessimo di fronte una squadra molto forte, siamo anche migliorati. Però ogni tanto il pallone ce l’hai anche tu e devi riuscire a tenerlo un po’ di più. Quando vieni a giocare contro queste squadre, servono un po’ più di grinta e di personalità, altrimenti diventa una partita a senso unico, come è stata quella di stasera».
Guardando la rosa del Sassuolo, ci sono buoni giocatori, tecnicamente validi, e una squadra che sembra avere anche diverse alternative. Hai già parlato dei problemi mentali e di come, in un momento difficile, le critiche possano prendere il sopravvento. Dal punto di vista atletico e tattico, invece, a che punto siete? Come state lavorando per migliorare questi aspetti? «Come dicevo prima, gli aspetti possono essere molteplici. Anche fisicamente, secondo me, possiamo fare qualcosa in più, perché è una squadra che sembra andare subito in affanno dopo due scatti. Quindi credo che anche atleticamente possiamo migliorare. Sono tanti aspetti. Inizialmente questa era una squadra che giocava a calcio, che aveva ottenuto buoni risultati prima della sosta, anche perché aveva la leggerezza di provare, di giocare e di rischiare qualcosa. Oggi questa leggerezza ci manca. Siamo molto pesanti e per questo, anche quando abbiamo il pallone, riusciamo a fare molto poco. Ripeto, non è proprio la partita di stasera quella a cui mi riferisco, perché oggi per me è anche difficile da spiegare, ma è un discorso che riguarda anche la prospettiva».
Il cambio di sistema di gioco è stato dettato dalla necessità di contenere meglio la Roma sulle fasce? Questa scelta ha forse tolto qualcosa alla squadra dal punto di vista offensivo, rendendo la coperta ancora più corta davanti? «Sì, la coperta è corta. Tu c’eri anche nelle altre conferenze, quando parlavamo proprio di questa coperta corta. Se ti alzi un po’ di più, magari prendi troppi gol. Se ti abbassi un po’ di più, magari puoi ripartire in contropiede, però poi ti mancano i giocatori che vanno in contropiede. Quindi ci sono una serie di fattori che in questo momento ci stanno mancando. La scelta di giocare in questo modo è stata fatta anche per cercare di contenere le fasce laterali della Roma, che sono molto, molto forti».
È un periodo in cui, oltre alla coperta corta, ci sono anche diverse assenze e sembra girare tutto male. Adesso arriva la sosta e avrete un po’ di tempo per lavorare. Quali sono i primi aspetti sui quali cercherai di intervenire, considerando che il Sassuolo sta attraversando un momento molto complicato sotto tutti i punti di vista? «Sì, è così. Forse è un bene. Alla sosta precedente avevo detto che magari sarebbe stato meglio continuare a giocare, perché eravamo in un buon momento. Poi è stata una tragedia. Dopo quella sosta è cambiato il mondo a Sassuolo. Adesso arriva un’altra sosta e sicuramente gli aspetti sui quali dobbiamo intervenire sono tanti. Ne vedo in tutti gli ambiti, non mi nascondo dietro a niente. Sono osservazioni corrette e sono tutti aspetti che devono essere migliorati, perché quello che stiamo facendo in questo momento non è sufficiente».
ESPOSITO DAZN Immagino che tu abbia il cuore diviso a metà, no? Da una parte c’è la gioia della riconferma in nazionale, dall’altra c’è la consapevolezza che questo Sassuolo non riesce a uscire da questo periodo nero. Ti chiedo perché. «Sì, diciamo che questo è abbastanza disastroso, perché purtroppo non riusciamo a trovare una soluzione. L’unica strada che posso indicarti è quella di lavorare, di lavorare più duramente, di cominciare a pedalare ancora più forte. Non si può dare la colpa a qualcuno, perché sarebbe troppo facile, significherebbe cercare un alibi e non farebbe bene a nessuno di noi».
Stasera ho visto che, a un certo punto, hai iniziato a battagliare contro tutti, con qualche fallo, qualche contrasto e anche un recupero in cui sei arrivato fino alla tua area di rigore per riconquistare il pallone e ripartire. Sei tu quello che sta cercando di dare un segnale importante, perché mi sembra che questa squadra sia un po’ impaurita e che, forse, a livello di personalità, questo momento negativo stia incidendo un po’ troppo. «La ringrazio, mister, ma purtroppo in questo momento ci sono anch’io. Non posso tirarmi fuori da questa situazione o dal gruppo squadra. Se siamo in questo momento, sicuramente è anche colpa mia. Sto provando, sì, con quelle rincorse che fanno parte un po’ delle mie caratteristiche, a dare una scossa o a dare qualcosa in più. Però quel qualcosa in più, a oggi, non si sta vedendo, perché sicuramente tutti noi, nessuno escluso, dobbiamo dare di più. L’unica cosa che sicuramente mi può aiutare è il fatto che negli ultimi anni ho giocato per questi obiettivi, per raggiungere la salvezza, e so che salvarsi è dura, soprattutto quando sei in un momento del genere. È difficile alzare la testa, però, come ho detto prima, bisogna lavorare e pedalare più forte degli altri».
SKY SPORT Sassuolo e Roma hanno obiettivi e dimensioni diverse, ma dal punto di vista della proposta offensiva era lecito aspettarsi qualcosa di più. Non siete praticamente mai riusciti a mettere sotto pressione il portiere avversario. “No, sicuramente veniamo da un momento difficile, da un periodo, da un filotto di partite sicuramente difficile, dove purtroppo non stiamo dando del nostro meglio. Stiamo provando a darlo, ma purtroppo in campo non ci riescono tutte le giocate che vorremmo. Sicuramente venire qua a giocare contro questi campioni, in questo stadio, era difficile, lo sapevamo. Per venti minuti l’abbiamo fatto anche abbastanza bene con un blocco basso, proprio per mettere una pezza ai tanti gol che avevamo preso nelle scorse partite. Poi purtroppo, dopo il primo gol e il secondo, con un pizzico di sfortuna, ci siamo un po’ sbriciolati. Però abbiamo provato a restare in partita. Purtroppo stasera ho poche parole perché è un periodo molto difficile per noi”.
Dopo un inizio di campionato interessante, soprattutto dal punto di vista offensivo, e la vittoria contro la Juventus, la squadra ha avuto un’involuzione. Riesci a individuare un episodio o un elemento che ha provocato questo passo indietro? Sentite anche voi attaccanti una parte di responsabilità? “Lei sa come funziona il calcio: quando si perde è colpa di tutti, cioè non si può dare la colpa ai difensori se si prendono tanti gol o agli attaccanti se non si fanno gol. È colpa di tutti: ci mettiamo dentro noi attaccanti, si mettono dentro i centrocampisti, si mettono dentro i difensori, si mette dentro il portiere. È colpa di tutti, non si può dare la colpa a nessuno, soprattutto se si viene da un filotto di partite negative. Non è solo una partita dove si può dare la colpa a qualcuno. Comunque non è in me, non è nei miei valori dare la colpa a qualcuno, perché secondo me sarebbe cercare degli alibi e ad oggi non ci aiuterebbe”.
WALUKIEWICZ CONFERENZA STAMPA Come si esce da questa situazione? «Sicuramente, secondo me, nei primi minuti abbiamo iniziato bene, poi abbiamo commesso troppi errori e abbiamo subito di nuovo due gol nel primo tempo. È difficile da spiegare. Adesso c’è la sosta per le nazionali, dobbiamo lavorare di più e commettere meno errori. Questo è quello che posso dire».
FONTE: DAZN – Redazione Tuttoasroma dall’inviato Roberto Molinari











