L’ex giallorosso, Vincent Candela, ha rilasciato delle dichiarazioni sulla Roma dello Scudetto del 2001:
Vincent, fischia l’arbitro Braschi. Migliaia di persone in campo, lei cosa fece? «Vedendo tutta quella gente, mi ero spostato da qualche minuto a bordo campo. Stavo li, vicino a alla panchina, ma non perché volessi scappare negli spogliatoi. Sono anzi rimasto per qualche minuto, perché non è che si vince tutti i giorni. Mi sono goduto il momento di follia, ero felice di festeggiare in quel casino. Mi hanno lasciato in mutande ma va bene così».
Capello era un po’ meno felice invece… «Il mister si era arrabbiato prima. Aveva paura di perdere a tavolino. Io pure avevo capito che c’era questo pericolo, urlavamo alla gente “ragazzi non è finita, non potete rimanere qui”. Però che bello, che ricordi fantastici … ».
Ormai è caduto tutto in prescrizione, ma come e quanto festeggiaste lo scudetto? «Non basterebbe un’intervista per raccontare cosa ho fatto. Ho festeggiato e festeggerò pure oggi. Abbiamo fatto un mese di vacanza e ogni sera eravamo da qualche parte a bere e mangiare. Una follia. Se vuole le racconto un aneddoto».
Prego… «Stavo ancora con la mia prima moglie. Dopo giorni di festeggiamenti ininterrotti lei non ne poteva più. «Andiamo via Vincent, ti prego». Allora mi organizzo e la porto alle Bahamas. Scegliamo un’isola piccolissima, dove c’erano appena due case. Arriviamo dopo un viaggio infinito e finalmente mettiamo piede in questo Paradiso. Nemmeno il tempo di arrivare al bungalow che sento «Aò ma tu sei Candela, a’ bello!». Vicino a me avevo uno dei più grandi tifosi della Roma che ho conosciuto nella mia vita. E così ho continuato a festeggiare con lui, a forza di barbecue, tutta la settimana».
La sera dopo lo scudetto, invece, festeggiaste a casa di Montella. «Sì e io decisi di portare anche Capello. Solo che il mister aveva litigato con Vincenzo a Napoli per la storia della bottiglietta. Oggi che allena lo capisce ma quando giocava faceva più fatica. Insomma Il 18 giugno, compleanno di entrambi, chiamo Capello e gli dico “Mister andiamo a casa di Montella per un brindisi?”. Lui subito mi dice di sì, come se fosse il suo migliore amico. Eravamo un bel gruppo, anche se poi non è servito a nulla perché hanno litigato dopo tre mesi … »,
C’è stato un momento in quell’anno dove avete avuto paura di perdere lo scudetto? «No, mai. Ma perché non ho mai avuto la certezza di vincerlo. Solo dopo il gol di Montella al Parma mi sono tranquillizzato».
Candela, oggi un calciatore completo come lei, quanto potrebbe costare? «Ma non lo so se c’è uno più forte di me … Scherzo eh, sono felice di quello che ho fatto. Ho guadagnato bene, ho vinto con la Roma e con la Francia, potevo probabilmente fare di più. Il mio amico Tommasi me lo dice sempre che giocavo al 30-40%. Ma lo so da bambino, sono sempre stato così».
Non è un peccato che quella squadra formidabile abbia vinto soltanto uno scudetto? «Vero ma noi abbiamo vinto quando la serie A era il campionato più ricco, più difficile e affascinante del mondo. L’anno dopo potevamo bissare lo scudetto ma abbiamo pareggiato a Venezia».
Oggi sono 25 anni da quel 17 giugno del 2001. Che effetto le fa? «Mi dispiace, perché io ormai sono naturalizzato romano, e vorrei che la gente rivivesse quelle emozioni. Le feste a Testaccio le ho vissute, so di cosa parlo, non me le hanno raccontate, io c’ero».
Il percorso intrapreso con Gasperini può lasciare intravedere un epilogo come quello che ha vissuto lei? «Me lo auguro, io sono molto pragmatico. Intanto dopo 7 anni ha riportato la Roma in Champions. Gasp è bravo, ha esperienza, è un allenatore che sa migliorare i calciatori, ha creato un gruppo, ora per vincere lo scudetto servono i campioni e la società lo deve aiutare. Ma la strada è quella giusta».
FONTE: Il Messaggero











