
Televisione e niente stadio. «Non sono stato a San Siro per evitare che fosse ipotizzato un mio ritorno in rossonero. E non andrò neanche al derby. E niente Italia-Macedonia». Vola a Madrid: lì ha conquistato la Decima. «Hanno detto che sono andato via dal Real per il legame troppo forte con i giocatori. E dal Bayern perché non ce l’avevo proprio. Ho sempre avuto un rapporto con gli uomini non con i calciatori. Ma in campo l’allenatore ne manda undici e deve essere sostenuto dal club nelle scelte». Cioè quanto non ha fatto la società bavarese. «Come ho scritto nel libro l’esonero fa parte del calcio. Io, e si legge nel titolo, sono sempre stato calmo. E Liedholm è stato fondamentale». Abbraccia Matarrese che lo portò in azzurro da vice di Sacchi: «Ma per la nazionale è presto, mi piace l’odore dell’erba e vivere il campo ogni giorno. E vedo sulla panchina del Milan Montella, su quella della Roma Di Francesco e su quella della Nazionale Ventura… Li stimo e li apprezzo. Montella mi vuole vice: ok, ma farei una partita per uno. Bisogna trovare il club che ce lo permetta». Vincenzo su Twitter: «Ancelotti numero 1».










