
TANTA FAME – Dzeko, ad esempio, dopo aver visto il pallone alle spalle di Gomis ha mandato platealmente a quel paese la malasorte, prima di essere circondato dall’abbraccio affettuosissimo dei compagni. E così, come d’incanto, Edin ha ritrovato il sorriso. Strootmam, appena spaccata la porta sotto la Nord, ha preso il pallone e con un pugno l’ha spedito lontano, allontanando così anche le critiche che lo avevano accompagnato nelle ultime settimane. Pellegrini, infine, per festeggiare la sua prima rete da grande con la Roma, e proprio sotto la sua Sud, ha scaricato la rabbia accumulata in precedenza per non esser ancora riuscito a bucare un portiere avversario con un eloquente urlo liberatorio, prima di mandare un pensiero d’amore verso la tribuna. Rabbia da gol, potremmo dire. Buon segno, ripetiamo, perché vuol dire che i giocatori della Roma hanno fame, tanta fame. Il digiuno, evidentemente, non fa per loro. La voglia di determinare il risultato attraverso un gol è qualcosa di assolutamente positivo. Un po’ meno affascinante, invece, l’ennesimo calcio di rigore da pollo regalato da Manolas agli avversari. Dopo il braccio nel derby, la cintura di ieri ai danni di Mora. Domanda: c’era davvero bisogno? Risposta: no.










