
Il papà lo portava a vedere le partite di rugby da bambino, ma lui ha scelto il calcio ed è cresciuto nel vivaio di Trigoria. A 22 anni si è fatto trovare pronto, anche se non giocava una gara ufficiale dallo scorso dicembre e a lungo andare la stanchezza si è fatta sentire: il debuttante è uscito per crampi al 70’ ed è dovuto entrare Silva, che il battesimo in giallorosso l’aveva fatto appena a Ferara con la Spal. Il segno evidente che Di Francesco può contare su una rosa profonda. E per fortuna, perché la coperta era corta, con Strootman, Perotti (loro due possono recuperare per domenica), Defrel e Karsdorp a casa, Pellegrini e Manolas in panchina solo per fare pre- senza (il centrocampista si è arreso per il riacutizzarsi di un problema cronico all’adduttore) e Jesus squalificato. Nel momento del bisogno sono arrivati i rinforzi da dietro le quinte e la Roma ha potuto strappare tre punti fondamentali. Ne manca solo uno per brindare alla Champions.
Intanto festeggia l’11esima vittoria in trasferta, 39 in tutto i punti fatti lontano quest’anno, merito (anche) di una difesa che subisce pochissimi gol: 9 in 18 gare, meno di tutti in Serie A. Numeri importanti per il bunker giallorosso guidato da uno strepitoso Alisson, sempre pronto a «proteggere» i suoi compagni, soprattutto i connazionali brasiliani: dopo aver parato contro il Chievo il rigore procurato dall’amico Juan Jesus, a Cagliari si esibisce in un intervento miracoloso sul quasi autogol di Bruno Peres (un altro infortunato di giornata: guaio al flessore destro). Under con un tiro da biliardo ha fatto il resto: «Sono felice di aver fatto un gol importante. Ora vogliamo andare fino in fondo». Arriva l’avversario «preferito» di Nainggolan, la Juventus: «Sarà una battaglia per l’onore: dipende da noi».










