
SENATORI GIU’ – Diceva Eusebio Di Francesco, dopo il ribaltone subito a Kharkiv, di sentirsi tradito dai senatori della squadra, i giocatori di maggiore esperienza. Contro il Milan, De Rossi e Dzeko sono rimasti in panchina: la figuraccia l’hanno fatta Strootman, Nainggolan (con o senza dente) e Kolarov, tra i peggiori in campo di una squadra che non sa più che cosa fare quando ha il pallone e pure quando deve rincorrere. La serie di tre vittorie consecutive contro Verona, Benevento e Udinese, a questo punto, non fu vera gloria. Non appena si è alzato il livello degli avversari – Shakhtar Donetsk in Champions e Milan in campionato – sono arrivati quattro gol subiti che potevano essere più del doppio. E soprattutto una sensazione perenne di una Roma in balia dell’avversario.
GIOVANI PURE – Senatori giù, ma pure i giovani. Perché Ünder e Pellegrini lasciano il campo per problemi fisici, alla caviglia il turco, al flessore l’italiano. Roba di poco conto, infatti non sono stati quelli a impedirgli di essere determinanti, trascinati dalla mediocrità generale, nonostante all’inizio, soprattutto Cengiz, sembrassero più in palla dei compagni. E invece niente, col passare dei minuti anche loro hanno perso la capacità incidere. Come gli altri, sommersi dalla reattività e dall’entusiasmo di due coetanei, Cutrone e Calabria. Loro, quando vanno a festeggiare sotto al settore ospiti, la pioggia neppure la sentono. Per gli altri, invece, nevica sull’Olimpico.










