
Ma la differenza tra la Roma di qualche settimana fa e quella di oggi è tutta in quell’ultimo minuto finale: nella capacità di prendersi una vittoria che nemmeno avrebbe meritato, e al 95’ quasi scaduto. Con Dzeko, che all’Olimpico in campionato non è ancora riuscito a segnare ma a Frosinone ha aperto la rimonta e poi chiuso la vittoria più importante. Non solo perché si tratta dell’8° risultato utile in fila, ma perché da oggi la Roma potrà dedicarsi, senza cattivi pensieri, alla settimana chiave dell’anno. A dire il vero Di Francesco ha fatto il possibile per dimostrare quanto ci pensasse già da prima del viaggio ciociaro. Tradendo le promesse evidentemente gonfiate della vigilia, quando ancora provava a convincersi che «la partita più importante è questa»: fuori 3 diffidati su 4, pensando come ovvio alla Lazio.
La prima tappa di un mini campionato in cui la Roma si gioca molto e lui tutto: derby e Porto in 5 giorni daranno molti degli elementi necessari al club per iniziare a pianificare il futuro da un punto di vista economico, e prima ancora tecnico. Ma la distrazione ha prodotto lo stesso effetto di un cubetto di ghiaccio nell’olio bollente: lo choc termico, complice il termometro a 2°, è costato l’inimmaginabile: il Frosinone, che in casa non segnava da 83 giorni, ha impiegato 4 minuti e mezzo a far gol alla Roma, sfruttando un horror show collettivo col primo atto affidato al retropassaggio sciocco di Nzonzi, il secondo alla dormita di Kolarov e De Rossi e il gran finale al regalone di Olsen. Un colpo a cui la Roma ha reagito con tempi generosi. Convinta forse che potessero davvero bastarle i frutti raccolti durante i 72 secondi passati tra il pari di Dzeko e il raddoppio in contropiede di Pellegrini per esorcizzare le paure e ribaltare il Frosinone.
E la paura di presentarsi al derby con la Lazio attanagliata dalla gogna di una sconfitta dove non ha ancora mai perso nessuno. E invece dopo una ripresa soporifera s’era fatta agganciare ancora dal Zaniolo del Frosinone, quel Pinamonti che, coi suoi gol, benediva la primavera nerazzurra prima del romanista e che dopo aver pareggiato avrebbe pure potuto far più male, mandando Di Francesco all’inferno e rinfocolando i cattivi pensieri di un futuro già appaltato a Sarri. L’altro ieri, di fronte a un ostacolo così inaspettato e con così poco tempo a disposizione per rispondere, la Roma si sarebbe sciolta. Stavolta ha scavato nelle proprie risorse. Come a voler dimostrare, con l’ultima palla utile, che con la stagione che accelera vuol davvero tenerne il passo.










