
Solo tredici titolari a disposizione, otto tra squalificati – Dzeko, Kolarov e Fazio – e infortunati, di cui quattro come Manolas, De Rossi, Pellegrini e Pastore costretti ad arrendersi durante l’ultima settimana. Praticamente la formazione all’allenatore la detterebbero medico e fisioterapisti, se non fossero stati silurati anche loro nell’ambito della ristrutturazione che ha sconvolto negli ultimi quattro giorni Trigoria. La buona notizia è che nonostante un doloretto accusato sabato e che aveva fatto temere di dover allungare la lista degli indisponibili, Zaniolo ci sarà.
L’allenatore però pare orientato a non sceglierlo dall’inizio per non aggiungere guai a una squadra martoriata. Si ripartirà da una sorta di 4-2-3-1 forse più simile a un 4-4-2 con Kluivert titolare, Florenzi terzino e Perotti alle spalle di Schick. Il ceco da rilanciare è l’uomo su cui Ranieri ha deciso di puntare, parlandone come di «uno fortissimo che se si sbloccasse, e gli manca poco, farebbe innamorare i tifosi». Se in campo punterà su di lui, fuori Ranieri ha scelto di affidarsi in tutto e per tutto a Francesco Totti.
Lo ha scelto come interlocutore unico o quasi sfruttando la grande stima personale figlia dell’esperienza precedente. Ma pure il ruolo che ha Francesco nello spogliatoio: collaborazione più profonda di quella dell’ex numero 10 con l’amico Di Francesco, che a differenza del nuovo tecnico aveva un altro grande punto di riferimento nel ds Monchi. Con la squadra però Ranieri parla molto in prima persona, e da quando ha messo piede a Trigoria ricorre spesso, anche durante l’allenamento, a slogan motivazionali. Senza intermediari: per farsi capire dai calciatori in ritardo con l’taliano infatti fa spesso ricorso all’inglese dei tempi in Premier. Un tocco British nella nuova Roma romanesca.










