
I ventuno giocatori utilizzati dalla Roma si sono distribuiti i minuti d’impiego in modo omogeneo: fatta eccezione per Alisson, Dzeko e Kolarov, tutti gli altri hanno saltato almeno due partite. La strategia opposta l’ha utilizzata Spalletti all’Inter: ben nove nerazzurri (su 19 totali schierati) sono rimasti in campo oltre mille minuti contro i sette «stakanovisti» giallorossi, una differenza più netta di quanto possa sembrare a prima vista, considerando che l’Inter non fa le coppe e ha giocato quattro partite in meno rispetto a De Rossi e compagni. Mentre Sarri è un altro che punta sempre su un blocco di titolari nonostante abbia affrontato più gare ufficiali (20) di tutti – su 22 giocatori impiegati 11 hanno già superato i mille minuti – Allegri è più vicino al metodo Di Francesco: nella sua Juve sono ruotati ben 23 elementi in 19 match e solo otto hanno un minutaggio a quattro cifre. Modi di allenare diversi, dettati anche dalla qualità delle rispettive panchine, ma di solito in fondo c’arriva chi sa gestire meglio le forze. Domani a Genova la Roma non cambierà il metodo: almeno quattro i cambi previsti rispetto a Madrid – dentro Florenzi, De Rossi, Strootman ed El Shaarawy – che potrebbero diventare sei con Juan Jesus e Defrel.
Schick sarà convocato e venerdì prossimo con la Spal potrebbe arrivare il suo turno. Una sfida, quella contro i ferraresi, che sembra adatta anche al rientro di Emerson. Perché Kolarov e Dzeko, prima o poi, dovranno rifiatare. A Marassi, intanto, i giallorossi cercheranno la tredicesima vittoria di fila in trasferta (contando anche le ultime sette dello scorso campionato) per allungare la striscia record e iniziare nel modo migliore un mini ciclo di quattro sfide (dopo Genoa e Spal, trasferta col Chievo e Cagliari in casa) sulla carta abbordabili, prima della partita-verità nello Stadium della Juve il 23 dicembre. In mezzo ci sarà anche una qualificazione in Champions da conquistare all’Olimpico col Qarabag martedì 5. Il gruppo è compatto e ci crede, a cominciare dai leader. «Niente drammi dopo Madrid – dice Nainggolan a Sky – sappiamo tutti cosa fare, uniti possiamo arrivare in fondo». Juan Jesus gli fa eco: «Non ho mai fatto parte di uno spogliatoio così unito» giura sul match program del club. La fiducia c’è, ora pure l’abbondanza. Sperando che duri.










