
SCELTE – Il «guaio» è che il rendimento dei giocatori ha via via aumentato le distanze tra titolari e riserve. È la Roma 2.0 di Di Francesco: quella di inizio stagione non aveva un undici base, le rotazioni erano una costante ad ogni partita. Ora non è più così. Ora la squadra è formata da un impianto facilmente riconoscibile, con pochissime variazioni sul tema per gli appuntamenti top. Tredici uomini a giocarsi undici posti, giusto El Shaarawy in attacco e Pellegrini a centrocampo a insidiare la squadra che ha disputato l’andata e il ritorno con lo Shakhtar e la trasferta di Napoli. Per intendersi: l’undici che scenderà in campo a Barcellona tra nove giorni, al netto di infortuni non preventivabili, è già fatto. Peres, Jesus, Silva (peraltro fuori lista Champions), Gonalons e lo stesso Schick – con tutti i distinguo del caso, soprattutto sul ceco – ad oggi vanno considerate alternative non all’altezza dei titolari. Questo, a pensarci bene, è l’esatto opposto della filosofia di Di Francesco. E sarà il primo punto del d.s. Monchi nell’ottica dei ragionamenti di mercato della prossima estate. Lo stesso Monchi che, a proposito della sfida al Barcellona, fa sapere che «una volta arrivati ai quarti si può sognare. Non so se abbiamo il 20% o il 30% di passare il turno. Ma se in campo si vedrà quello che il tecnico disegna nella sua testa e plasma in allenamento, avremo una strada lunga da percorrere. È stata una stagione difficile, ma possiamo essere soddisfatti. La Roma in campo gioca proprio come vuole l’allenatore che io ho scelto». E allora non resta che allargare la base di lavoro.










