
VERTICE CON PERCASSI – Per settimane sembrava che nessuno fosse disposto a pareggiare l’offerta romanista. Lo scenario è radicalmente cambiato con il closing del Milan. Pronti, via la prima mossa del nuovo ds Mirabelli è stata quella di garantire a Kessie e ad Atangana la bellezza di due milioni netti a stagione. Non pochi per un ragazzo che, reduce dai suoi primi 8 mesi in serie A, attualmente guadagna poco più di 100mila euro. Poi si è seduto al tavolo con l’Atalanta, promettendo di poter anche superare l’offerta giallorossa, arrivando a 30 milioni cash. È chiaro che un affondo così deciso ha sparigliato le carte. E il fatto che ieri Atangana non fosse presente al rendez-vous andato in scena tra la società di Percassi e la Roma allo studio Tonucci, la dice lunga sulla volontà dell’ivoriano. Massara e Monchi hanno chiesto a Percassi Jr. il rispetto degli accordi anche perché da Trigoria, in serata, è trapelato come «al calciatore sia stato garantito quanto chiedeva il suo agente». L’ok di massima ricevuto dall’Atalanta in questo momento vale poco. Il problema infatti è convincere Kessie e Atangana. Tocca a loro due decidere. A certificare che la situazione non sia ancora chiara sono arrivate le parole dell’ad giallorosso Umberto Gandini a Mediaset Premium. «A noi il ragazzo interessa. In questi casi, però, occorre un accordo fra tre parti».
COME MOMO – L’offensiva milanista non finisce qui. Perché nelle idee di Mirabelli c’è quella di regalare a Montella una nuova mediana con Kessie e Pellegrini nel ruolo dei due intermedi. Anche in questo caso la Roma non può dormire sonni tranquilli. Perché se è vero che a Trigoria godono di un diritto di riacquisto sul calciatore per 10 milioni, è anche vero che senza la firma del ragazzo il gentleman agreement col Sassuolo non vale nulla. Un po’ quello che accadde, sebbene la formula fosse un po’ diversa, tra Fiorentina e Chelsea per Salah, inserito dai Blues nell’acquisto di Cuadrado. Anche i viola vantavano una prelazione sull’acquisizione dell’egiziano che però è divenuta carta straccia senza l’assenso del giocatore. Diverso invece il caso di Morata, quando Juventus e Real Madrid pattuirono il diritto de recompra: nell’atto originario (che tra l’altro in Spagna ha una valenza giuridica) la firma del calciatore era già presente. Tornando a Pellegrini, il ragazzo sarebbe felice di tornare nella capitale. Ma è chiaro, e non gliene si può fare certamente una colpa, che in un momento così importante della sua carriera non può rimanere insensibile al fascino del club rossonero (e non solo: alla finestra anche la Juventus), pronto ad investire milioni con la nuova proprietà cinese. A differenza di Kessie, i soldi nel suo caso scivolano in secondo piano. Quello che conta per Lorenzo, che ancora non ha deciso il suo futuro, è il progetto tecnico che gli sarà cucito addosso. Dopo una stagione da assoluto protagonista al Sassuolo, non può e non vuole fermarsi. Capitolo allenatore: dalla Spagna come successore di Spalletti, oltre a Marcelino, rilanciano anche il nome di Valverde, in corsa però per la panchina del Barcellona.










