
ALLENAMENTI – Ecco perché Nainggolan, ma anche Strootman, durante la tournée americana ha provato e riprovato i movimenti che chiede l’allenatore. A volte sono riusciti meglio, altre peggio, contro la Juventus si è visto che Radja ancora non è diventato completamente padrone del ruolo, ma lo diventerà. Leader della Roma, terzo capitano dopo De Rossi e Florenzi, ha scelto di legare la sua carriera e la sua vita alla Roma, per trovare la miglior sistemazione tattica c’è solo bisogno di tempo.
VERSO IL MONDIALE – Anche perché questa per lui sarà una stagione particolare: nel 2014, arrivato da pochi mesi alla Roma, non è riuscito a convincere il c.t. Wilmots a portarlo in Brasile, nonostante la stampa – mai tenera con lui – ne sottolineasse le ottime prestazioni con la Roma e stavolta in Russia ci vorrebbe andare e anche da protagonista. Ecco perché quest’anno non può e non vuole sbagliare niente. La serenità contrattuale lo aiuterà, e magari lo aiuteranno anche gli errori del passato. Qualche mese fa ha giocato a lungo in condizioni fisiche non perfette, come ha raccontato anche Pallotta, e le sue prestazioni ne hanno risentito. Quest’anno a centrocampo, con Gonalons e Pellegrini, c’ è qualche ricambio in più e c’è, quindi, la possibilità di non dover giocare sempre e comunque.
INSOSTITUIBILE – Per Nainggolan sarebbe una novità: dal gennaio 2014, in tre anni e mezzo, ha disputato 161 partite e nei 3 campionati completi che ha disputato non è mai sceso sotto le 35 presenze. Arrivato a Roma con la fama di duro è stato espulso solo una volta per doppia ammonizione e mai per rosso diretto ed è stato considerato imprescindibile da allenatori, direttori sportivi e pure direttori marketing. Lui, poi, non dice mai di no: foto e autografi praticamente ogni giorno, è talmente amato dai tifosi che gli viene perdonata anche la grande amicizia con il «traditore» Pjanic. Proprio in questi giorni sono in vacanza insieme a Montecarlo, ma stasera si divideranno: Miralem a Torino, Radja a Roma, ancora a scuola dal professor Di Francesco, a lezione di un ruolo che non è del tutto nelle sue corde ma in cui può fare, secondo l’allenatore, ancora più la differenza. E chissà che tra un anno i gol fatti non siano davvero diciotto.










