
Il modello Roma: «C’è voluto un po’ di tempo per imparare alcune cose e ancora di più per cambiare la filosofia di gestione del nostro mercato. Guardate ad esempio Lorenzo Pellegrini, che prima avevamo ceduto in prestito. Non sono sicuro che sarebbe successo se Monchi fosse stato qui. Dovremmo dargli più minuti in campo. Vogliamo essere sicuri che giocatori come lui restino qui e capiscano che la Roma li vuole». Monchi: «Ha grande esperienza e una reputazione che si è giustamente meritato. Avevo ottime sensazioni quando ho cominciato a parlare con lui e siamo riusciti a prenderlo anche se c’erano tanti altri grandi club sulle sue tracce, che gli offrivano più soldi. Ma a lui piaceva il nostro progetto». Di Francesco: «Ci piaceva come giocava il suo Sassuolo. Il suo passato in giallorosso è stato determinante: capisce le difficoltà di questo ambiente e le sa gestire. Credo che sia diventato anche più flessibile. Quando abbiamo parlato con lui, in estate, mi ha detto: questo è il mio stile di gioco. Nel giro di un paio di partite, però, abbiamo visto anche gli aggiustamenti che ha fatto. E dobbiamo apprezzarlo». Il suo lavoro: «Dicono che sono un presidente assente, ma non c’è nulla di più lontano dalla realtà. Sto lavorando su tantissime cose».










