
AL DI LÀ DEI VALORI – Premessa d’obbligo: il divario in campo – seppur in una serata dove i catalani viaggiavano al minimo – è stato evidente. Lo ha ammesso anche Dzeko e nessuno è così folle da negarlo. Tuttavia se i rigori ci sono, vanno dati. La Roma ne aveva meritati due: il primo sullo 0-0 per un evidente spinta di Semedo sul bosniaco. L’altro, poco dopo l’autogol di De Rossi: il fallo su Pellegrini in area è stato invece trasformato in una punizione dal limite.
COLLINA BATTI UN COLPO – Due torti evidenti che la Roma ha incassato con garbo. Anche perché paradossalmente il problema non è se alzare la voce o meno. In Italia, con la Figc commissariata, chi potrebbe farlo? Nessuno. C’è però un signore, Pierluigi Collina, che dal 2010 è designatore europeo. Impossibile in questi casi non pensare a lui. Perché a decidere che fosse l’inesperto fischietto olandese ad arbitrare il quarto di finale al Camp Nou, è stato proprio il bolognese. Più esperienza ha certamente il turco Cakir, che se l’altra sera non ha entusiasmato in Juve-Real, rimane sempre l’arbitro che nella finale con il Barcellona del 2015 non assegnò un evidente rigore ai bianconeri per fallo su Pogba. Curiosità: nel 2012-13 Cakir espulse senza motivo l’attuale laziale Nani, cambiando le sorti del match dello United. A favore di chi? Del Real, ça va sans dire.
ROUTINE SPAGNOLA – Ormai non si tratta più di casi isolati ma della routine. Che penalizza chiunque non sia Real o Barcellona. Lo scorso anno, lo scandalo seguito all’arbitraggio dell’ungherese Kassai, fece perdere la calma anche ad Ancelotti che parlò di «furto». Difficile dargli torto: Bayern eliminato con due gol di Ronaldo in fuorigioco, l’espulsione di Vidal esagerata più il rosso mancato a Casemiro. Alla lista, si aggiunge il Psg. Dietro la remuntada storica del Barcellona (da 0-4 a 6-1), ci si dimentica troppo in fretta che il tedesco Aytekin non sanzionò un rigore per i parigini, ne inventò uno a favore di Suarez e non espulse Pique. Rimedi? Uno, molto semplice: il Var, come si usa in Italia. Ma la Champions, lo rifiuta. E in prima fila, a favore del no, ci sono proprio Real e Barcellona.










