
IL RITORNO – Strada in discesa, allora, a due anni di distanza dall’ultima volta: era il 12 settembre 2015, a Frosinone Rudi Garcia schierò dall’inizio una Roma con Totti, De Rossi e Florenzi. Ci risiamo, dato simbolico perché arriva contro il Napoli, che in questo primo scorcio di campionato s’è rivelata la squadra della Serie A con la più alta percentuale di giocatori stranieri in campo, l’82,1%. Non che Di Francesco faccia preferenze in base al passaporto, intendiamoci. Vige la legge del più forte. Prendi Florenzi da Vitinia: aspettando il rientro dall’infortunio sembrava quasi non avesse posto in questa Roma, sarà pure perché lo stesso Di Francesco aveva ammesso qualche dubbio intorno al suo ruolo. Ecco, ora Florenzi è dentro e non esce più: una volta alto, una volta basso, non come la Pasqua ma la sorpresa c’è comunque. Di Pellegrini da Cinecittà altro non si può dire se non che il suo ingresso in campo — complice l’infortunio di Strootman — è stato l’anello decisivo della catena che ha portato alla vittoria di San Siro dieci giorni fa. L’edema al soleo è quasi dimenticato: oggi rientrerà al top, in tempo per prenotare il suo primo big match da titolare. Ormai è diventato grande, nella scia di De Rossi da Ostia, l’uomo che il suo mare pare abbracciarlo ogni volta che segna un compagno, quel mare da frenare con il lavoro davanti alla difesa che è diventato prezioso pure per Di Francesco.
IL TRAPIANTO – Con queste premesse, nessuna sorpresa che il c.t. Gian Piero Ventura stia pensando anche al trapianto in blocco di questa colonia romanista in Nazionale, in vista degli spareggi di novembre che potrebbero (dovrebbero) portarci al Mondiale. Intendiamoci, difficile immaginare che possano essere di sicuro titolari anche in azzurro ma – se tutto andrà per il verso giusto – prepariamoci ad ipotizzare in Russia una Italia a trazione Capitale. D’altronde, dopo il tramonto del sole tottiano, tocca agli astri più giovani spargere luce per far brillare la Roma e l’azzurro.










