
Ma il tecnico non può concedere alibi. Ieri lo ha spiegato ancora una volta. Avrebbe molto da dire, soprattutto sul mercato di gennaio venuto meno. Adesso però è inutile. Perché qualora lo facesse, sarebbe il prologo del crollo. Per questo motivo Spalletti si gioca la carta di far gruppo, di compattarsi verso l’esterno, assumendosi tutte le responsabilità del momento difficile. Una mossa volta a scaricare la pressione della piazza e dei media sulla sua persona, lasciando più liberi i calciatori. Anche perché probabilmente si è reso conto che nelle dichiarazioni a caldo post-Lione, alcune sue parole sembravano quasi volte a prendere le distanze dalla squadra. Ieri la retromarcia repentina, rimarcando non a caso, come lo spogliatoio lo segua e sia ancora con lui.
PEROTTI OUT – Non certificare pubblicamente la stanchezza non vuol dire non porvi rimedio. E così, come già accaduto nel ritorno contro il Villarreal che precedeva di tre giorni la trasferta a San Siro, anche stavolta Spalletti ha in mente un ampio turnover. Non otto elementi come contro gli spagnoli, ma questa sera i volti nuovi rispetto a giovedì potrebbero essere almeno cinque. Il problema muscolare registrato in extremis da Perotti (risentimento al flessore destro) non aiuta. Perché potrebbe costringere il tecnico a rivedere i suoi piani di partenza (turno di riposo a Dzeko e Totti partente dalla panchina), soprattutto se volesse tornare al 4-2-3-1, modulo che si sposerebbe bene con lo schieramento del Palermo che gioca con una sola punta (Nestorovski). Una chance dietro dovrebbe averla Mario Rui visto che Emerson si porta dietro da un paio di gare un’infiammazione al tendine rotuleo.
E a sperare c’è anche Grenier, che sinora si è visto appena un minuto più recupero contro la Fiorentina. Quali saranno le scelte, i cambi sono necessari. Ieri il tecnico toscano ha spiegato come secondo le statistiche europee dell’ultimo decennio, quando si gioca a distanza di due giorni, le vittorie calano del 40% rispetto alle situazioni normali. Probabilmente, come ammesso in modo sincero da Lucio, il fatto di aver vinto 10 partite su 14 (circa il 70%) lo avevano convinto di poter andare avanti con una rosa ristretta e con un turnover limitato. Ma l’Astra Giurgiu non è il Lione. E il Cesena in coppa Italia non è la Lazio. Ora quindi anche il Palermo, destinato alla retrocessione, merita più attenzione. Dopo tre ko consecutivi è tempo di rimettersi in moto. La stagione, nonostante il -11 dalla Juve, può essere ancora molto lunga. Soprattutto nelle coppe.










