
Ieri Monchi ha vestito i panni del docente per una lezione della Federazione spagnola sull’organizzazione del lavoro di un ds: «La Roma è stato un cambiamento importante nella mia vita dopo i tanti anni passati a Siviglia, però sono contento, soddisfatto di come stiano andando le cose. Mi sto ancora adattando alla lingua e alla città, ma è un bel cambiamento». Va detto però, come canta Ligabue, che il meglio di Monchi deve ancora venire. La squadra che ha vinto a San Siro, infatti, annoverava negli 11 titolari solo un giocatore preso dallo spagnolo: Kolarov. Che è anche quello che ha trovato maggiore spazio (704′), tra i nuovi acquisti, nella squadra di Di Francesco. Poco quello concesso a Under (127′), Gonalons (157′) e Defrel (281′), quasi nulla per Moreno (27′). Poi c’è Pellegrini con 317′, ma il suo era un riacquisto già messo in programma da mesi. I due botti più importanti di Monchi devono ancora esplodere e rispondono ai nomi di Schick e Karsdorp.
L’attaccante è l’acquisto più costoso della Roma, ma finora si è visto solo un quarto d’ora contro il Verona anche a causa della preparazione a singhiozzo svolta con la Samp. Poi il doppio infortunio al retto femorale sinistro hanno rimandato il debutto vero e proprio a dopo la sosta. Quasi impossibile possa avvenire col Napoli, difficile col Chelsea, probabile con Torino o Crotone. Il terzino olandese, invece, non si è mai visto. Prima l’operazione al ginocchio (micro lesione del menisco esterno) poi i problemi muscolari. Anche per lui il rientro tra i titolari è previsto a fine mese. Ieri, nonostante il giorno di riposo, entrambi hanno svolto a Trigoria lavoro individuale e proseguito il percorso di riatletizzazione. Tra venerdì e lunedì il ritorno in gruppo.










