
GENERAZIONE DOC – In estate farà 23 anni, età in cui per diventare campione devi essere titolare: il brasiliano Emerson – l’altro 1994 della rosa – ci è già riuscito (ma chissà come sarebbe andata senza l’infortunio di Mario Rui), l’argentino Paredes deve giocarsi il posto con un De Rossi che vuole conquistarsi sul campo il rinnovo, e uno Strootman che ha un’infinita fame di calcio dopo la tripla operazione al ginocchio. Aspetta il suo turno, e quando serve risponde presente: l’eredità di De Rossi non può spaventare uno che al Boca prese il posto di Riquelme, che nel giudizio universale visto da Baires siede alla destra di Dio (Diego). In campionato ha giocato 18 partite su 25, con 2 gol (prima del Torino aveva bucato il Palermo, sempre all’Olimpico con un altro 4-1): per minuti giocati è il 14esimo della rosa, come a dire che se Spalletti si gioca i tre cambi lui in campo ci va. «So di avere da vanti dei giocatori fenomenali, che stanno facendo benissimo – ha dichiarato a fine gara –, ma lavoro per arrivare al loro livello. Devo avvicinarmi di più alla porta, come mi chiede Spalletti: questo è il gol più bello da quando sono in Italia. È il miglior momento della stagione, abbiamo dato la giusta risposta a Napoli e Juve».
UNDICI STRANIERI – E forse senza l’infortunio alla caviglia che gli fece saltare 6 partite a fine 2016 il suo peso in squadra sarebbe già diverso. Con Florenzi in infermeria, El Shaarawy chiuso dal ritorno di Salah e Totti abbonato all’ultimo spicchio di gara – in cui però ha mandato in rete Nainggolan – Paredes al posto di De Rossi significa anche una Roma senza italiani nell’undici di partenza: ieri era la quarta volta nella storia della Roma, la terza in questo campionato.










