
È legittimo aspettarsi dal «prof» Di Francesco un altro grande studio prepartita. Il 3-4-2-1 (3-4-3 nella seconda parte) è stato anche il sistema della disperazione: recuperare tre gol o (sportivamente) morire. Non sempre può riproporsi, non su quei ritmi. Inoltre le tre punte contro i tre difensori rischiano di trovarsi uno contro uno, e sono più veloci, o di costringere la Roma ad abbassarsi sempre a cinque. Non è escluso un ritorno alla linea di quattro. Ma è in mezzo che andrà vinta la partita: il 4-3-3 del Liverpool è molto teorico, perché Klopp tiene di solito un doppio centrale (Henderson e Milner) e sgancia la mezzala destra per arricchire l’attacco. Di Francesco può allora ricorrere a un mediano in più (Pellegrini) per pareggiare in mezzo, dove i Reds hanno più ritmo, tenendo Nainggolan e Schick (o Under) larghi: un 4-3-3 per impoverire così la coppia centrale contro il fenomenale Dzeko.
La terza di Premier contro la terza (a pari merito) di Serie A: non si può indicare una favorita. Il ritorno all’Olimpico può dare una mano a Di Francesco. Ma proprio questa incertezza amplificherà l’importanza delle componenti emozionali: impossibile dimenticare la finale ai rigori dell’84, con tutta probabilità la delusione storica del tifo giallorosso, in casa. Il successo contro Messi potrebbe essere stato la svolta. E il Liverpool è comunque preferibile al Real. Più di mezzo successo andrà costruito ad Anfield, dove Di Francesco dovrà essere bravo a tenere una Roma bassa ma non troppo, per non esporsi alle ripartenze di Salah e Mané. Salah, appunto: esaltato e circondato dall’incredulità a Roma, oggi tra i primi cinque d’Europa, candidato a Best Fifa e Pallone d’oro.










