
Eppure le parole dello spagnolo hanno generato un effetto a catena: media esteri, canali twitter di club come Bayern Monaco o Herta Berlino, addirittura la Cnn. Tutti hanno celebrato il “funerale” calcistico di Totti che pare inevitabile da settimane e non per volere di Monchi. In molti, invece, sono rimasti colpiti dal ds scelto da Pallotta per il dopo Sabatini. «Non sono qui per vendere fumo – dice – So che alla Roma potrò lavorare essendo me stesso. Credete che io sia venuto qui, lasciando casa mia, per non vincere? Sono una persona ambiziosa, anche se non mi considero il miglior ds del mondo, forse il più fortunato». E la Roma ha bisogno anche di fortuna dopo 9 anni di insuccessi: «La base è importante. Non ripartiremo da zero, qui si può sognare. So che sarà difficile colmare il gap con la Juve, ma non impossibile. Io vorrei la Champions per il prestigio, al denaro si può supplire con il lavoro. I soldi non sono tutto. Il problema non è vendere ma comprare male». Vedi Iturbe o Doumbia. Poi ammette: «Non esistono incedibili, saranno valutate tutte le offerte. Ma al collo non abbiamo il cartello “si vende”, ma quello “si vince”. A me piace lavorare con i giovani, ma non è un’ossessione. Kessie è una possibilità». Così come Pellegrini e Defrel (ieri sera Monchi ha incontrato l’agente dei 2). Poi altre questioni spinose. «De Rossi e la Roma vogliono la stessa cosa, dovremmo essere particolarmente imbranati per non continuare. Baldini? Non mi ha convinto lui, ma la Roma». Infine su Spalletti: «Tra i tanti pro nella scelta della Roma c’era Luciano. Vorrei restasse ma ora non possiamo distrarci. Io proverò a tenerlo, altrimenti capirò». Emery ha già capito.










