
VOLERE È POTERE – Come se le buche cittadine avessero aggredito anche il terreno dell’Olimpico, la Roma inciampa, sbanda, barcolla e non molla grazie alla solita protezione super di Alisson, capace di neutralizzare tutto e tutti. In fase offensiva nulla da segnalare se non la prova, opaca assai, di Schick. Il ceco tenta la giocata ma va sempre sbattere contro un avversario oppure parte palla al piede verso la direzione sbagliata. Roma lontanissima parente, in parole povere, di quella vista al San Paolo di Napoli e (troppo) spesso in balia (tattica, soprattutto) degli avversari. Si può capire la difficoltà di attaccare una squadra raccolta davanti alla propria area, ma non al punto di non riuscire a costruire niente di realmente pericoloso per quarantacinque minuti abbondanti di gioco. E, onestamente, il “complesso Olimpico” c’entrava poco, se non nulla. C’entrava, se mai, la capacità o no di bucare il portiere avversario. Come riuscito a Manolas, con un colpo di testa potente e preciso. Questo per dire che se uno ci prova, prima o poi ci riesce. E la Roma, fino a quel momento, non ci aveva mai provato. Quasi automatici, con la mente libera, il secondo gol di De Rossi e pure il terzo di Pellegrini. Crederci sempre, provarci ancora e passare alla cassa. Facile, anche se non scontato. Basta non giocare (giocare?) come nel primo tempo. Fischio finale di Maresca, tre punti alla Roma per il successo casalingo numero nove in campionato, il secondo nelle ultime sei partite romane. Sconfitto anche l’Olimpico, insomma. Forse adesso la Roma avrà meno paura di esibirsi davanti alla propria gente. E c’è in arrivo lo Shakhtar. Ci sarà bisogno di un’altra vittoria. Provarci sempre. Crederci fino alla fine.










