
Lo dice candore, quasi senza rendersi conto della gravità di un’ammissione del genere. Perché in fondo i problemi della Roma di inizio stagione sono tutti racchiusi in questa sorta di inaccettabile presunzione. In Italia la classifica è deprimente, la squadra non decolla e Dzeko è il primo a mostrarsi insofferente durante le partite. “Ogni tanto, come mi dice il mister, perdo la testa e non gioco per 5-10 minuti: è la veritá. Ma quando mi arrabbio mi fa anche bene. Ultimamente sto sbagliando troppi gol, devo fare meglio”. Le notti di Champions, di solito lo stimolano. “L’anno scorso abbiamo visto quanto sia bello giocare questa competizione, non dico che torneremo di nuovo in semifinale, ma si lavora un anno intero per essere qui e ora dobbiamo dare tutto per vincere”.
In attacco stavolta avrà ai suoi lati Kluivert e probabilmente Florenzi avanzato con Santon terzino. In mediana rientra Cristante vicino Nzonzi, Pellegrini torna a fare il trequartista e Manolas si riprende il posto al centro della difesa. Pastore, Under e Schick le carte da giocarsi durante il match, Dzeko dà un consiglio da amico al collega ceco in perenne difficoltà: “Abbiamo visto tutti, non solo in allenamento ma anche alla Sampdoria, che Schick è capace di fare gol. Deve ricominciare da se stesso, impegnarsi di più ogni giorno e noi ‘vecchi’ dobbiamo aiutarlo”. Di Francesco ci sta provando, ma ad oggi la sua priorità è “recuperare” la Roma. A Mosca in gare ufficiali i giallorossi non hanno mai perso, ma il successo esterno manca da 14 mesi, l’ultimo col Qarabag a settembre 2017. “Vincere partite importanti – spiega l’allenatore – ci potrebbe dare grande fiducia ma non è accaduto, ci siamo andati vicini come a Napoli, i risultati ci aiuteranno a risalire la china”. A Firenze non ha parlato, lasciando a Monchi l’incarico di protestare per l’arbitraggio e adesso, a mente fredda, preferisce una critica costruttiva alla sua squadra: “Hanno fischiato un rigore che non c’era, ma noi abbiamo aspettato troppo per ricominciare a giocare. Ci accade spesso e la continuità fa la differenza”. In Champions il filo è intatto, basta riprenderlo










