Le primarie dello stadio Sinigaglia non hanno prodotto un candidato credibile. La sfida fra Como e Roma avrebbe potuto indicare la sfidante dell’Inter nella corsa scudetto, invece ha mostrato le ragioni per cui entrambe sono ancora distanti dai campioni in carica. Il pareggio sul lago, il primo 0-0 di questa Serie A, arrivato alla 54ª partita, è nato dall’incrocio dei timori di due tecnici che fin qui avevano invece fatto giocare le loro squadre con coraggio. Gasperini al triplice fischio dell’arbitro ha esultato: la Roma è ancora imbattuta. Ma, scesa l’adrenalina della resistenza in dieci contro undici, è tornato ai toni polemici che in questo esaltante avvio di stagione sembrava avere abbandonato.
Commentando l’entrata di Malen su Kaiki, costata all’olandese il primo rosso in carriera, ha detto: «Se fermi il fotogramma è evidente, ma così si torna a quello che è stato un danno per il calcio dei nostri anni». Resta il fatto che, oltre a Svilar infortunato, sabato contro il Genoa dell’aricominciante De Rossi dovrà fare a meno anche del centravanti, per cui i tifosi temono addirittura uno stop di due giornate. Intanto, mercoledì all’Olimpico arriverà il Real Madrid di Mourinho, altro grande ex, quindi ogni idea di turnover a beneficio del campionato è esclusa.
Nella partita meno spettacolare della stagione – non è solo un fatto di gol: non si ricorda una giocata da applausi – il vero spettacolo lo ha offerto l’arbitro Fabbri, che per una buona mezz’ora non ha fischiato nulla, nemmeno il contatto Wesley-Diao, poi di punto in bianco ha cominciato a gestire il traffico a suon di cartellini. Alla fine sono stati sei, quanti i tiri in porta delle due squadre messi insieme. Nel conto entra anche il rosso, sacrosanto, ma originato da un’azione che non sarebbe dovuta esistere: l’arbitro avrebbe dovuto fermare il gioco per una trattenuta di Ramon su Malen.
A ringraziare per lo scialbo pari è la Lazio, con grande scorno dei giallorossi, oltre ovviamente all’Inter. E di colpo, dopo aver aspettato Como-Roma per settimane, ci si ricorda di un dato semplice: Fabregas contro i nerazzurri non ha ancora mai vinto e il Gasp non li batte dal 2018. Un campionato non è una gara secca, è vero, ma il messaggio alle opposizioni è chiaro: se vogliono scalzare Chivu dal governo della Serie A, devono inventarsi qualcosa di più di un’ora e mezza abbondante di buona difesa.
FONTE: La Repubblica











