Una volta può essere un caso. Due no. Perché è bastato non vederlo a Cagliari e domenica scorsa a Genova per avere la conferma che senza Wesley è un’altra Roma. Più prevedibile, più compassata, monoritmo e per questo meno pericolosa. È strano fare delle considerazioni del genere per un calciatore che di mestiere non è punta o un trequartista. Discorsi del genere, una volta dimenticati a malincuore Cafu e Candela, siamo abituati infatti a farli per Dybala e l’augurio è che non si debbano mai fare per Malen. E invece Wesley è cresciuto in maniera incredibile. Dell’anarchico catapultato dal Flamengo in estate, l’esterno carioca ora è diventato un calciatore affidabile sia a livello difensivo che offensivo. E ora sa essere anche decisivo. Sono diventati 4 i gol stagionali che non erano così scontati per un ragazzo che al Flamengo ne aveva segnati altrettanti ma in 136 partite. Prima di fermarsi per squalifica contro i bianconeri, Wesley ha toccato quota 60 match in stagione.
Che per lui dallo scorso anno non ha mai fine: campione con il Flamengo nel Brasilerao, poi protagonista nel mondiale per club prima di essere eliminato dal Bayern Monaco e ora alla Roma. Venticinque gare su 27 in campionato più 7 tra Europa League e Coppa Italia. Quando c’è, gioca. Sempre. Con lui in campo la Roma ha più sbocchi offensivi: il brasiliano è primo in rosa per grandi occasioni create (8), per dribbling riusciti (14) e quarto per palloni recuperati (98). Domani a Bologna, dopo il turno di stop forzato per squalifica in campionato, Gasp riparte da lui, da quello che nel tempo è diventato il suo pupillo. Lo aveva cercato già all’Atalanta, è riuscito ad averlo a Roma. E Wesley è uno che non dimentica. Cosi quando gli è stato chiesto di giocare a sinistra per i problemi di Angeliño e per il rendimento non soddisfacente di Tsimikas, il ragazzo non ha fatto un fiato. Bologna è la prima tappa. Da non sbagliare.
FONTE: Il Messaggero











