C’è stato un tempo in cui Gasperini allenava per Conte e Conte segnava per Gasperini. Primavera della Juventus, tra il 1998 e il 2002: Gian Piero era il tecnico dei giovani bianconeri, Antonio scendeva tra i ragazzi per recuperare dai suoi infortuni, spesso lunghi, spesso fastidiosi. I due oggi non sono proprio vicinissimi, per idee, stile e allegati vari. Ma appartengono alla categoria di quegli allenatori che aggiungono alle loro squadre. E a questo Napoli-Roma – il vero punto di contatto legato all’attualità – si avvicinano facendo la conta degli assenti più che dei presenti. Conte, per dire, s’è arreso di fronte all’idea/speranza di riavere McTominay: lo scozzese ieri avvertiva ancora dolore al gluteo e non ha finito neppure l’allenamento, nonostante l’ottimismo dei giorni scorsi.
Ottimismo che c’era anche in casa Roma per Dybala: nulla da fare, il ginocchio fa ancora male. A Gasperini, che ha scelto di non ufficializzare i convocati, non può che sperare che Soulé, sofferente causa pubalgia, stringa i denti e che Malen si confermi l’uomo che ha cambiato la faccia dell’attacco della Roma: in 4 partite ha tirato in media una volta ogni 12′. Al Napoli resta solo il campionato, dopo l’eliminazione dalla Coppa Italia: Conte deve resistere per andare a prendersi la qualificazione Champions. Gasperini ha le stesse mire: «Non è decisiva per il 4° posto, ma importante sì – ha detto -. Rispetto all’andata siamo cresciuti, con le grandi la differenza si è assottigliata. Ma ora c’è da fare un salto di qualità tecnico».
FONTE: Il Corriere della Sera











